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Palio Marinaro Livorno

Dal 2013-7-7 Al 2013-7-7 a Livorno

Il Palio Marinaro è una gara remiera che si svolge in mare aperto la prima domenica del mese di luglio.

Palio marinaro LivornoLa gara sportiva
Il Palio Marinaro è una gara remiera che si svolge in mare aperto la prima domenica del mese di luglio. Davanti alla Terrazza Mascagni, nello specchio d'acqua compreso tra il Porto e i Bagni Pancaldi, i 16 rioni cittadini danno vita a due distinte gare. La prima è riservata alle “gozzette” e vi partecipano 8 rioni; la seconda è invece il Palio Marinaro vero e proprio a cui partecipano gli altri 8 rioni con i famosi “gozzi”. I gozzi sono imbarcazioni a 10 remi con sedili fissi e timoniere. Le gozzette sono invece imbarcazioni più piccole a 4 remi.  Il rione primo classificato nella gara delle "gozzette" ha diritto, l'anno successivo, a partecipare  al Palio sostituendosi all’ultimo classificato  del Palio che retrocede nella categoria delle gozzette. Il Palio è uno stendardo realizzato da un famoso pittore appositamente per questa occasione che viene consegnato al rione vincitore della manifestazione. Il campo di regata, in mare aperto, permette alle barche di svolgere un percorso complessivo di 2200 metri con tre virate oltremodo spettacolari. La gara ha questo svolgimento: gli equipaggi partono avendo alla propria sinistra la Terrazza Mascagni, che ospita il pubblico, e compiono un primo tratto rettilineo fino alle boe della prima virata, quindi tornano indietro per percorrere il secondo tratto rettilineo  ed effettuare  il secondo giro di boa, ancora un tratto rettilineo in senso inverso per il terzo giro di boa e poi gli ultimo 500 metri di sprint finale in piena vista del pubblico.   La struttura della gara con tre virate esalta la spettacolarità del percorso e sottolinea la preparazione degli atleti e la necessità di intesa fra rematori e timoniere; inoltre rende molto difficile prevedere l'esito della gara stessa. La partecipazione dei livornesi è vasta ed entusiasta e tutta la manifestazione si svolge in una cornice di folla che sostiene con passione gli equipaggi in competizione.

La storia della "regata di popolo"
Palio Marinaro Livornoprende ufficialmente l'avvio dal Palio fatto disputare il 30 Gennaio 1606 (anno però di "stile fiorentino" e quindi corrispondente al 24 Aprile 1604) da Ferdinando I° nelle acque antistanti la Fortezza Nuova. In realtà le origini della manifestazione devono essere ben più antiche visto che i livornesi, ricordati negli Statuti Pisani del 1281 come "Homines Marinarii" furono esclusivamente, fin dall'età più remota, navigatori e pescatori e se ne de duce facilmente che la gara di barche era l'unico sport che potessero conoscere e praticare. Inoltre è ormai accertato che qunado Cosimo I° e la sua corte si trasferirono in Fortezza Vecchia queste contese, "prima molto alla spiccia e alla buona", furono regolamentate dando vita a regate con caratteristiche proprie e originali. Dal terrazzino della Canaviglia che aveva fatto costruire sporgente sul mare proprio per seguire arrivi e partenze delle galeee di Santo Stefano, Cosimo I°, si divertiva ad assistere alle "corse di fuste" e magari anche alle gare di semplici barchette. Fu allora che nello specchio della vecchia darsena sorse la prima antenna, alta una quindicina di metri sul pelo dell'acqua, con in cima la bandierina rossa, o palio, che i "montatori" delle barche in gara si sforzavano di raggiungere per primi, al termi ne della corsa, scalando i canapi sistemati in obliquo e che si dipartivano verso i quattro punti cardinali. Questo a quanto è dato sapere, fu la prima formula del "Palio livornese delle barchette", impostato prima su una gara di velocità tra rematori (il numero veniva a seconda degli scafi che venivano utilizzati)tese a portare i "montatori" per primi verso il canapo più favorevole, e poi sulla capacità di quest'ultimi. I montatori, di solito agili ed aitanti gabbieri, non solo dovevano infatti essere pratici nella difficile e faticosa salita a schiena rivolta verso il mare, ma nache capaci di trasformarsi in "pestatori" con mani e piedi. In prossimità del vertice dell'antenna l'accostarsi dei canapi lo portava, infatti. a contatto coi suoi concorrenti ed ogni mezzo era lecito per tentare di sbarazzarsene e farli cadere in acqua. Era uno spettacolo nello spettacolo che suscitava entusiasmi e furie dei sostenitori tanto che anche in terraferma e sulle barche, erano all'ordine del giorno "sorbe da levare il pelo" che si davano e ricevevano.Così l'accendersi ed il successivo propagarsi, in mare ed in terra, di formidabili baruffe collettive, era la conclusione inevitabile di questo genere di feste. L'esasperazione, a volte giungeva a tal punto che la truppa era costretta ad intervenire con lance e baionette calate; questo serve a spiegare perchè a più riprese, nel corso plurisecolare della sua storia, il palio sia stato proibito anche per periodi superiori ai dieci anni. Si sa che il Guerrazzi, nella sua "Apologia", ha menato a vanto del suo governo in Livorno, il fatto di aver disposto, nel settembre 1848, la ripresa del Palio senza che vi fosse il morto.

MAGGIORI INFORMAZIONI:
Palio marinaro di Livorno

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