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Arte in Toscana

Ben poche altre regioni del Belpaese possono vantare un retaggio artistico dai contenuti così profondi e radicati nel territorio e nella cultura popolare come la Toscana.


Ben poche altre regioni del Belpaese possono vantare un retaggio artistico dai contenuti così profondi e radicati nel territorio e nella cultura popolare come la Toscana. Terra di sorprendenti e multiformi molteplicità artistiche, storiche, culturali, monumentali ed urbanistiche, essa si apre all'ammirata perlustrazione da parte dei suoi innumerevoli ospiti ed estimatori, con la fiera consapevolezza di essere stata un faro di civiltà nell'intero Occidente cristiano.
Ancor'oggi le innumerevoli testimonianze dell'arte narrano una vicenda tanto articolata e complessa, quanto unica ed irripetibile, iniziatasi ai primordi della civiltà e proseguita, senza soluzione di continuità, fino ai giorni nostri. Un viaggio in Toscana, agli esordi del Terzo millennio, riveste per il visitatore l'immutato fascino che accompagnava i viaggiatori del Grand Tour.
Chi si accosti per la prima volta alle terre di Toscana non potrà che restare stupito dalla naturale simbiosi tra paesaggio e cultura, tra storia e forme espressive dell'architettura e dell'urbanistica, tra la dimensione urbana e rurale ed il suo patrimonio artistico, architettonico, monumentale e museale. La Toscana, già culla della civiltà italiana ed uno dei maggiori crogioli della moderna cultura europea, non è solo legata alla straordinaria elaborazione di concetti ed a forme e metodi di espressione originale che l'hanno contrassegnata in oltre due millenni di storia: è stata essa stessa fucina di straordinaria produzione artistica, che ha dettato tempi e modi sullo scenario continentale. Basti pensare all'universalità della lezione rinascimentale, partita da Firenze, grazie alla versatilità ed al genio dei suoi straordinari interpreti, e diffusasi ed affermatasi a livello europeo.
La Toscana come laboratorio di esperienze artistiche, come luogo di sintesi e di rilancio in ambito universale. Una sintesi dell'arte in questa regione inizia con le sedi rupestri di Cetona, le statue stele della Lunigiana, le presenze delle antiche civilizzazioni all'Isola d'Elba, per proseguire con le necropoli etrusche, con i segni tangibili del passato romano, le innumerevoli testimonianze del Medioevo, la fioritura del Gotico, l'esplosione del Rinascimento, la ricchezza del Barocco, i Macchiaioli, l'avvento dello stile floreale o Liberty, per giungere alle espressioni artistiche a noi cronologicamente più prossime.

Preistoria
Le prime sedi umane sul suolo della regione fecero la loro comparsa non appena il territorio toscano vide assestarsi il proprio quadro morfologico. Con l'emersione delle terre, la colmata dei grandi laghi e bacini, il delinearsi delle pianure e delle valli fluviali, l'assestarsi dei complessi fenomeni vulcanici indotti dall'apparato amiatino, vennero formandosi condizioni favorevoli agli stanziamenti dell'uomo. I primi aggregati sono testimoniati già dal Paleolitico (Montepulciano), quantunque dal Mesolitico si abbia traccia di cospicui reperti che attestano la presenza di popolazioni culturalmente avanzate e dedite alla pastorizia e all'agricoltura un po' in tutta la regione, da Laterina di Arezzo, alla Tecchia di Equi, alla Grotta del Golino a Talamone. Significative a questo proposito le testimonianze delle sedi di Cetona in Valdichiana. Queste sono riferibili al Paleolitico Medio e documentano la frequentazione dell'Uomo di Neanderthal (grotte di Gosto, di San Francesco e Lattaia), quantunque il popolamento dei luoghi trovi riscontri nei manufatti in ceramica del Neolitico, nelle sedi dell'età del Bronzo (Santa Maria in Belverde, Sarteano) e nella cultura appenninica del tardo Bronzo medio (produzione ceramica più matura ed articolata, con maggior definizione degli ornamenti).
Allo spopolamento degli insediamenti di Belverde, verso la fine dell'età del Bronzo, farà seguito, nel Protovillanoviano, una diffusa espansione delle sedi stanziali, che prelude già alla colonizzazione etrusca di tutta l'area. Questa si sovrappose ai preesistenti substrati culturali locali, nella Toscana meridionale e in quella centrale, almeno sino alla linea dell'Arno, a seguito delle cospicue immigrazioni da nord di genti indoeuropee, dirette verso l'Italia meridionale.
A monte del maggior fiume toscano gli stessi fenomeni migratori determinarono lo stabilirsi di popolazioni del ceppo ligure. La civiltà dei Liguri, insediatisi in un vasto territorio, dall'antiappennino al Mugello, al basso Valdarno, alla Garfagnana, alla Lunigiana, ai territori dell'odierna provincia apuana, ci è stata tramandata dalle scarse ma significative vestigia, prime tra tutte le note "statue-stele" della Lunigiana. Altre cospicue testimonianze della civiltà ligure, sono i "castellieri", formidabili sedi d'altura fortificate, dei quali scorgiamo i resti a Minucciano, Tresana di Massa, alla Pania di Corfino e sul Monte Pisanino.
Permane tuttora l'alea di mistero di una popolazione che presenta ancora molti lati oscuri, dopo che la forzata romanizzazione ebbe pesanti e negativi riflessi sulla sua stessa civiltà e cultura.

Gli Etruschi
Secondo la descrizione fattane da Dionigi di Alicarnasso, storico greco, gli Etruschi erano una popolazione antichissima e unica, non avendo affinità, sia linguistiche che di stile di vita con altre genti. Il termine di Etruschi indica quindi una popolazione vissuta in Etruria, tra il IX ed il III sec. a.C.
La civiltà etrusca rappresenta una delle culture di maggior spessore in Italia e nell'intero bacino mediterraneo. Partiti dalla regione che da essi prende il nome, ovvero dai territori frapposti tra Arno e Tevere, affermarono il proprio predominio anche in altre zone della penisola, dalla pianura padana, all'Emilia, alla Liguria, all'Umbria, al Lazio, alla Campania, intessendo fitti rapporti commerciali con tutte le popolazioni del Mediterraneo.
L'Etruria non assurse mai a rango di Stato unitario; ogni città mantenne sempre una propria autonomia di governo e non di rado vi furono aspri contrasti tra i vari centri. Una delle rare occasioni di aggregazione unitaria era costituita dalle riunioni presso il santuario federale di Fanum Voltumnae. Dodici erano le città principali, che nel VII-VI sec. a.C. costituivano la "Dodecapoli": Veio, Cerveteri, Tarquinia, Vulci, Orvieto, Chiusi, Vetulonia, Volterra, Perugia, Cortona, Arezzo, Fiesole. Si è propensi a credere che a seguito della crisi economica e politica di alcune di esse, sia avvenuta la sostituzione con Pisa, Populonia e Roselle.
Grazie alle campagne di scavo e alle indagini archeologiche, si è potuto riportare alla luce le vestigia delle necropoli, degli insediamenti, delle zone artigianali e dei materiali lavorati. Tra questi spiccano la ceramica ed i metalli, che ci hanno aperto uno spaccato sugli usi, i costumi, la vita quotidiana, i rapporti commerciali e la storia di questo popolo. Se i resti di un santuario del VI sec. a.C., rinvenuto presso la Torre Pendente di Pisa, ed un'imponente tomba a tumulo del VII-VI sec. a.C., scavata nella sua immediata periferia, hanno sfatato la vecchia ipotesi che l'espansione etrusca non avesse oltrepassato l'Arno pisano, per certo sotto la linea di questo fiume si collocano le maggiori aree di interesse etrusco.
Da Volterra (dove si visitano le splendide urne, i sarcofaghi lavorati, le oreficerie ed i bronzi), a Populonia, importante già nel Villanoviano (IX-VIII sec. a.C.) e ricco centro metallurgico di cui oggi restano le necropoli (con le principali tipologie di sepoltura: a pozzetto, a tumulo, a edicola, rupestri) e i ruderi dell'acropoli, a Vetulonia, Roselle, Poggio Buco, Marsiliana, Sovana, Saturnia, Orbetello, Cosa, è tutto un fiorire di centri e di siti di indubbio spessore e significato. Né si potranno trascurare i centri del Senese e della Valdichiana: su tutti Chianciano Terme (con i resti del frontone del Tempio di Fucoli ed altri innumerevoli reperti al Museo Archeologico delle Acque) e Chiusi (con alcune tra le più note tombe dipinte, e gli splendidi cánopi). Ma anche Arezzo (patria della splendida "Chimera", uno dei bronzi etruschi più noti), Cortona (dove fu rinvenuto un famoso candelabro), la stessa Fiesole, Prato ed alcune località del Chianti offrono numerose occasioni per conoscere una civiltà unica quanto misteriosa.

I Romani
A partire dal III sec. a.C. ha inizio il processo di romanizzazione dell'Etruria: dapprima in modo indolore, con la consegna spontanea di diverse città che passano nel raggio d'influenza della potente vicina, poi in misura più coercitiva, nel I sec. a.C., piegando anche le resistenze dei Galli alleati agli Etruschi. Se Roma impose il suo dominio nelle terre etrusche, altrettanto non può dirsi per la cultura, che rimase sempre venata dai preesistenti sostrati artistici e dai modelli, radicati nella popolazione, di indubbia origine etrusca.
L'impronta del dominio capitolino in Etruria si palesa anzitutto con le grandi opere pubbliche. Maestri insuperati nell'arte della costruzione, i Romani provvidero innanzitutto le terre conquistate di nuove infrastrutture viarie, fondamentali per la politica di espansione romana verso il nord ed altrettanto indispensabili per l'apertura di nuovi mercati. Vennero così tracciate le grandi strade consolari: la Via Aurelia (lungo la linea della costa), la Via Clodia (che raccordava Veio alla Via Aurelia), la Via Cassia (da Roma a Faesulae), la Via Flaminia (che stabiliva il collegamento oltre l'Appennino, transitando da Arretium).
Molte città dell'Etruria favorirono il processo di romanizzazione, assumendo un atteggiamento non ostile, quando non di aperto appoggio nei confronti dell'Urbe: è il caso di Arezzo, di Cortona e di Pisa. In seguito, nonostante la vitalità dei centri urbanizzati ed i traffici indotti dalle vie di comunicazione, l'arte conobbe una fase di latenza, almeno fino alla caduta dell'Impero, a causa dei conflitti civili romani, che si svolsero proprio sul suolo dell'Etruria, e del progredire della malaria. Ciònonostante, imponenti vestigia e testimonianze della romanità in Tuscia sono visibili in molte delle maggiori città. Ricorderemo il nucleo centrale dell'urbanizzazione fiorentina attorno a Piazza della Repubblica (l'antico castrum); il teatro e i resti di edifici termali a Fiesole; il teatro, il ninfeo e l'anfiteatro ad Arezzo; i "Bagni di Nerone" a Pisa (dove sono anche visibili i capitelli figurati di un tempio); il teatro e le terme a Volterra; la suggestiva Piazza dell'Anfiteatro a Lucca; le mura ciclopiche a Cosa; le grandiose vestigia dell'antico insediamento di Roselle; la ricorrente simbologia della Lupa Capitolina a Siena.
Ma è nei luoghi più belli e piacevoli della regione dove si evidenzia la presenza dei Romani, che vi costruirono sfarzose dimore e superbe ville. È il caso dei numerosi ruderi delle residenze patrizie all'Isola d'Elba, a Giannutri ed alla Gorgona, così come a Porto Santo Stefano, Cecina e Massaciuccoli.

ArezzoIl Medioevo
Quantunque il termine di "Medioevo" sia abitualmente associato ad un concetto negativo, in Toscana esso risulta tra i periodi più fecondi in quanto ad elaborazione di forme d'arte (dalla pittura alla scultura) ed a proposizioni innovative di tipo architettonico ed urbanistico.
Una volta esauritasi la depressione culturale, spirituale ed economica conseguente alla caduta dell'Impero Romano, sulle rovine e le desolazioni apportate dai Barbari iniziano a germogliare i frutti di una delle maggiori fioriture di tutti i tempi, che in Toscana, come altrove, prenderanno corpo e sostanza nell'arte romanica ed in quella gotica.
Le prime forme di architettura romanica compaiono già avanti all'XI sec. in alcuni edifici religiosi (Pieve di S. Giovanni ad Arliano, di evidente derivazione lombarda; Duomo di Chiusi, di estrazione basilicale romana rivisitata in chiave paleocristiana; campanili cilindrici in provincia di Arezzo, manifestamente esemplati sul modello ravennate). Tra i centri maggiori, Firenze e Pisa furono i capostipite di scuole ben distinte. Tra i principali saggi del romanico fiorentino, più classico ed ornato da elementi e tarsie in marmo, sono il Battistero di San Giovanni, nel capoluogo, il San Miniato al Monte e la Collegiata di Empoli. Tra i pezzi forti del romanico pisano, eclettico nella sintesi di elementi arabi, normanni, lombardi e paleocristiani (e che farà scuola ben oltre i confini della città) ricordiamo la triade dei monumenti pisani della Piazza del Duomo (Battistero, Cattedrale, Campanile), ma anche il San Paolo a Ripa d'Arno, e mirabili chiese e cattedrali a Lucca, Pistoia, Prato e Massa Marittima.
Tipici di questo periodo i saggi dell'architettura militare, tra i quali si distinguono i castelli (come quello dell'Imperatore, a Prato), le cinte murate (come la poderosa ed ineguagliabile cerchia di Monteriggioni), i palazzi (come quello dei Priori a Volterra) ed i centri medievali con le note case-torri (San Gimignano in assoluto e la stessa Volterra).
Tra i pittori eccellono Cimabue, Giunta Pisano e Duccio di Boninsegna, mentre tra gli scultori si distinguono il Maestro Guglielmo, Guidetto ed i Pisano (Bonanno e Nicola).

Il Gotico in Toscana
Agli esordi del XIII sec., importato anche in Toscana dai Cistercensi, fa la sua comparsa lo stile gotico, tipico dei Paesi d'oltralpe e caratterizzato da alcuni elementi peculiari quali le volte ad ogiva, gli archi acuti e i pilastri a fascio.
Tra le maggiori architetture del tempo ed espressioni di questo stile ricordiamo il Duomo di S. Maria del Fiore e le chiese di S. Maria Novella e S. Croce, a Firenze, il Duomo di Siena, parte del Camposanto e le chiese di S. Caterina d'Alessandria e di S. Maria della Spina, a Pisa, gli evocativi ruderi di San Galgano, in Val di Merse, e l'Abbazia di Sant'Antimo che, quantunque largamente romanica, denota evidenti elaborazioni architettoniche cistercensi.
Maestri nell'architettura, come nella scultura, furono Arnolfo di Cambio, che annovera tra i suoi capolavori la stesura del progetto per il Palazzo Vecchio, a Firenze, l'Orcagna con il mirabile tabernacolo di Orsanmichele, ed ancora una volta i Pisano (da Nicola e Giovanni ad Andrea e Nino), senza dimenticare Tino di Camaino, formatosi alla bottega dei Pisano ed attivo in Toscana e alla corte angioina a Napoli. La pittura nel periodo gotico si fregiò delle dotte mani di Giotto e scolari, a Firenze, e di Duccio di Buoninsegna, Ambrogio Lorenzetti e Simone Martini, a Siena.
Alla scuola di Giotto faranno successivamente riferimento numerosi artisti, anche di provenienza extraregionale, che manterranno viva, sotto la generica definizione di "Giotteschi", la tradizione pittorica del Maestro.
Quella fiorentina e quella senese costituiscono di fatto due scuole distinte nel variegato panorama della pittura gotica in Toscana: entrambe ci hanno lasciato capolavori immortali di qualità sublime, prefigurando anche le nuove linee di sviluppo nella nascente pittura rinascimentale e nei tratti fondamentali del cosiddetto gotico internazionale.

FirenzeIl Rinascimento
L'età rinascimentale in Toscana coincide con l'apogeo della potenza fiorentina e con l'affermarsi del casato dei Medici, il cui mecenatismo è tra i fattori fondamentali della straordinaria fioritura delle cultura e delle arti figurative.
L'incedere dell'umanesimo, la rivalutazione della figura centrale dell'uomo, nel pensiero e nella prassi, determineranno una rivoluzione sul piano creativo, architettonico, scultoreo e pittorico. La ricerca delle giuste proporzioni ed armonie, la sintesi geometrica rivolta verso canoni estetici più tradizionalmente classici, in risposta al goticismo fin qui imperante, sfociano in una nuova dimensione che pone l'individuo al centro di una progettazione delle arti articolata e globale, prefigurando una rivoluzione sull'intero scenario italiano ed europeo.
Tra i maggiori artisti dell'epoca, in una Firenze divenuta laboratorio di esperienze multidisciplinari, emergono i nomi di Brunelleschi per l'architettura (è sua la mirabile progettazione del "cupolone" di S. Maria del Fiore), di Donatello per la scultura (di cui si ricorda il David bronzeo del Bargello) e di Masaccio per la pittura (autore, tra l'altro, degli affreschi della cappella Brancacci al Carmine). Se questi furono i personaggi "guida", non si possono disconoscere i meriti di Leon Battista Alberti, teorico della prospettiva e maestro insuperato anche fuori dei confini di Firenze (Rimini, Roma, Mantova), del Ghiberti, di Jacopo della Quercia, del Botticelli. Ma è nelle "botteghe" fiorentine che matura il rinnovamento rinascimentale: a quella del Beato Angelico attingeranno capacità e vigore interpretativo Benozzo Gozzoli e Filippo Lippi; in quella del Verrocchio maturerà il genio universale di Leonardo da Vinci; in quella del Ghirlandaio farà le sue prime esperienze il grande Michelangelo Buonarroti.
Se da un lato, nel XVI sec., si raggiunge l'apice delle arti plastiche e figurative, i mutati rapporti economici e politici, uniti all'attrazione esercitata dal mecenatismo dei papi, sposteranno su Roma l'interesse e la produzione dei maggiori artisti. Tuttavia in Firenze sono attivi il Vasari, lo stesso Michelangelo, Raffaello, Leonardo da Vinci e Benvenuto Cellini, tanto per citare i maggiori. Tra i tanti progetti, che nel Rinascimento furono compiuti, è da ricordare la progettazione di Pienza, l'antica Corsignano, secondo il modello umanistico di Pio II Piccolomini, magistralmente interpretata da Bernardo Rossellino, uno dei tantissimi "minori" che contribuirono a diffondere la supremazia delle arti toscane nell'intera Europa.

La Maniera in Toscana
Il Manierismo in Toscana si afferma nel corso del XVI sec. come una ulteriore elaborazione e sperimentazione della cultura e delle arti rinascimentali. Se a lungo la "Maniera" è sfuggita ad una vera e propria classificazione o definizione, acquisendo talvolta un significato negativo, in virtù dei presunti eccessi anticlassicistici, oggi il movimento manierista, pienamente rivalutato, è inteso e trattato con ben altra considerazione da parte dei critici.
La produzione manierista affonda le proprie radici nei sostrati culturali delle corti umanistiche, dove la ricerca del bello, la percezione estetica ed il buon gusto erano i canoni fondamentali che improntavano la sperimentazione artistica e lo stesso stile di vita. Il primo manierista in senso lato fu quasi certamente Andrea del Sarto, alla cui bottega si formarono il Vasari, il Pontormo e lo stesso Rosso Fiorentino, tutti personaggi di grande spessore e rilievo nel contesto della nuova corrente artistica. Questi sono i nomi di spicco di una nutrita pattuglia di artisti versati nell'architettura, nella scultura, nella pittura e nell'arte del decoro, che operarono per conto del casato dei Medici. Il Vasari espresse il meglio di sé nella progettazione degli Uffizi e nella rivisitazione del Palazzo della Signoria, ma anche nella pittura (i noti affreschi del Salone dei Cinquecento) e nella cultura accademica (fu infatti il fondatore dell'Accademia delle Arti e del Disegno).
Tra i maggiori interpreti della pittura manierista fiorentina è il Pontormo, uno degli artisti favoriti dei Medici, che in Firenze ha lasciato opere di vaglia che documentano la perfezione raggiunta dalla sua ricerca formale e sostanziale, tra le quali il suo pezzo migliore rimane la Deposizione nella cappella Capponi in S. Felicita. Strettamente connessa alla figura del Pontormo è quella di Rosso Fiorentino, un artista "rivoluzionario" in quanto a concetti e contenuti, almeno in quella che è ritenuta la fase d'esordio del movimento manierista. Di lui restano opere di assoluto valore in Firenze, ma il suo capolavoro, la Deposizione, è conservato alla Pinacoteca di Volterra.
Tra gli altri interpreti di questo rinnovamento dell'esperienza artistica pregressa, sono da citare i nomi di architetti, pittori e scultori che dettero lustro all'arte toscana del XVI secolo: il Buontalenti, l'Ammannati, il Salviati, il Bronzino,, il Giambologna e Benvenuto Cellini. Chiesa della Spina a PisaIl Barocco
L'età barocca in Toscana, che di fatto abbraccia un arco temporale compreso tra Sei e Settecento, sul piano artistico segna una decisa inversione di tendenza rispetto ai periodi che l'avevano preceduta.
Ad eccezione di alcune personalità di spicco, che comunque daranno lustro alla produzione artistica della Toscana, la regione, ormai stabilizzatasi anche sul piano politico sotto l'influenza di Firenze, vivrà di una stagione marginale e piuttosto provinciale rispetto alle cospicue innovazioni stilistiche ed ai modelli propositivi della grande stagione barocca. Quest'ultima trova la sua zona d'elezione a Roma, dove le arti figurative in genere attingono nuova linfa presso le corti principesche ed il papato, dettando tempi e modi per una revisione radicale, nell'architettura, come nella scultura e nella pittura, dei canoni e dei modelli che avevano informato gli artisti del Rinascimento. La committenza toscana, per far fronte alla fuga dei talenti impegnati a Roma ma anche in molte zone del Mezzogiorno, dovette rivolgersi ad artisti veneti, emiliani o comunque non toscani.
Soprattutto nel campo dell'architettura, quantunque non si sia interrotta la costruzione di ville e residenze, fu necessario avvalersi dell'opera di architetti forestieri quali lo Juvarra, il Bernini ed il Vanvitelli. Tuttavia, a tenere alto il nome degli scultori autoctoni, ecco emergere la figura di Pietro Tacca, autore, tra l'altro, dei Quattro Mori di Livorno, delle statue giganti della cappella dei Principi e delle fontane di Piazza SS. Annunziata a Firenze.
Altro nome di spicco è quello di Giovanni Battista Foggini, attivo a Livorno (chiesa della Crocetta) e a Firenze (chiese del Carmine e dell'Annunziata). Accanto a questi maestri va menzionato Giovanni Battista Caccini, che plasmò le sculture del Giardino di Boboli e che lasciò altre tracce della sua valentia a Firenze (chiese di S. Trinita e di S. Spirito).
Tra i pittori del tempo, si segnalano Pietro da Cortona, che attese alla decorazione a fresco di molte sale di Palazzo Pitti, Cristofano Allori, figlio di Alessandro, maturato dalle esperienze di artisti di scuola veneta ed emiliana, Matteo Rosselli, Carlo Dolci, Francesco Furini e Giovanni di San Giovanni, autore degli affreschi che ornano gli ambienti di Palazzo Pitti che ospitano il Museo degli Argenti.
Di una scuola più propriamente barocca in Toscana si può parlare a proposito del Ferretti, del Gherardini e del Sacrestani, che si rifecero alla lezione di Pietro da Cortona, Sebastiano Ricci e Luca Giordano. A partire dalla seconda metà del XVIII sec. ebbe notevole prestigio l'Accademia lucchese, che annovererà tra i suoi esponenti di spicco Pompeo Batoni.
Torre pendente di PisaL'Età Granducale
La vicenda dei granduchi di Toscana del ramo Asburgo-Lorena abbraccia un arco temporale lungo poco più di un secolo, dal 1737 (anno della scomparsa di Gian Gastone, l'ultimo discendente dei Medici), al 1859, quando, con la cacciata di Leopoldo II, si aprirono di fatto le porte per l'annessione della Toscana alla monarchia sabauda.
Con l'avvento di Napoleone Bonaparte vi fu un'interruzione della sovranità dei granduchi, protrattasi per circa un ventennio. In questo periodo la produzione artistica è improntata dal gusto neoclassico e da quello romantico che, spesso interagendo l'uno con l'altro, hanno lasciato tracce interessanti soprattutto sul piano urbanistico ed architettonico.
La restaurazione del 1814, verticisticamente imposta dall'assise delle potenze vittoriose su Napoleone riunite a Vienna, puntò sulla figura di Ferdinando III, che poté disporre di un regno accresciuto, in quanto a dimensioni territoriali, dall'annessione dello Stato già dei Presidi, del Principato di Piombino e dell'Isola d'Elba. Il granduca peraltro si comportò come un monarca assolutista, in una Toscana che ormai era permeata dai germi dell'Illuminismo e dell'aspirazione all'indipendenza, introdotti nelle classi più colte durante l'occupazione francese.
Tra le architetture del tempo, meritano una citazione la Parrocchiale di S. Leopoldo e la Fonderia di ghisa, a Follonica (già centro siderurgico del granducato), dove Carlo Reishammer sperimentò l'impiego delle ghisa e del ferro nell'architettura e nelle componenti ornamentali.
Nel campo della scultura, segnaliamo alcune statue di granduchi, evidentemente ispirate da intenti encomiastici. È il caso del Monumento al granduca Pietro Leopoldo, al centro della Piazza Martiri a Pisa, eseguita da Luigi Pampaloni, mentre l'apparato ornamentale dei bassorilievi è di Emilio Santarelli e Temistocle Guerrazzi. A Livorno, sulla Piazza della Repubblica, dominano la Statua di Leopoldo II, realizzata da Emilio Santarelli, e quella di Ferdinando III, alla quale attese Francesco Pozzi. Tra gli scultori, Lorenzo Bartolini si pone diversamente rispetto ai suoi contemporanei, sintetizzando schemi rinascimentali e aspetti più propriamente naturalistici e romantici, mentre l'artista senese Giovanni Dupré, si distinse nell'esecuzione di monumenti e ritratti ispirati al classicismo ed al realismo.
La pittura a cavallo del XVIII e del XIX secolo è ispirata da concetti accademistici, rifacendosi spesso a sperimentazioni di provenienza extraregionale (Davidisti e Puristi). Tra i pittori romantici ricordiamo Giuseppe Bezzuoli e Stefano Ussi, la cui produzione prelude già alla scuola verista.

L'Età Napoleonica
La vicenda del Bonaparte, che segnò in misura considerevole i difficili equilibri geopolitici nel complesso scenario dello scacchiere europeo, non poteva non avere riflessi (prevalentemente di carattere storico) anche in Toscana. Il granduca Ferdinando III, che aveva preso il posto di Pietro Leopoldo d'Asburgo-Lorena, aveva vanamente contrastato l'occupazione del territorio toscano, condotta dalle soldatesche francesi guidate da Napoleone.
La stagione bonapartista in Toscana non avrà vita molto lunga, condizionando comunque per tre lustri (dal 1799 al 1814) gli eventi della regione, prevalentemente per i riflessi che essa ebbe in termini du stravolgimenti politici e territoriali. Agli inizi (1801) Firenze fu la capitale dell'effimero Regno d'Etruria, che Napoleone cedette ai Borboni di Parma. Nel 1808 la Toscana fu annessa all'Impero di Francia, risultando divisa in tre dipartimenti. L'anno dopo Napoleone la riuniva nuovamente in un unico granducato, a capo del quale pose la sorella, Elisa Baciocchi Bonaparte.
A cavallo del XVIII e del XIX secolo fa il suo esordio in Toscana la corrente neoclassica, interpretata dagli architetti Pasquale Poccianti a Livorno (Cisternone e Cisternino), Lorenzo Nottolini a Lucca (Palazzo della Provincia) e Viareggio (Villa Borbone), e Gaspare Maria Paoletti a Firenze (ristrutturazioni agli Uffizi e a Palazzo Pitti, rielaborazione del Poggio Imperiale).
Nello stesso tempo, a Lucca, la sorella del Bonaparte affida ad architetti francesi la rimodulazione della Piazza Grande (da allora intitolata a Napoleone), per dare un idoneo contesto al Palazzo Ducale (oggi della Provincia). A Marlia invece, sempre grazie alle iniziative di Elisa Baciocchi Bonaparte, viene ristrutturata a tratti francesizzanti la Villa Reale (oggi Pecci Blunt), per farne la residenza di campagna della sorella dell'Imperatore.
Nel campo della scultura, uno dei nomi di spicco è quello di Antonio Canova, che operò in Toscana assieme ad alcuni allievi, mentre l'artista pratese Lorenzo Bartolini eseguì, per la città di Livorno, una Statua di Napoleone (oggi traslata a Bastia, in Corsica).
Completa il panorama delle arti figurative dell'epoca il pittore Pietro Benvenuti, un artista neoclassico di Arezzo, che rappresentò Elisa Baciocchi e la sua corte, un dipinto oggi visibile a Versailles.

I Macchiaioli in Toscana
Il movimento dei Macchiaioli costituisce una singolare esperienza collettiva di pittura, formatasi in Toscana e ad essa strettamente connessa.
Potremo dire che i Macchiaioli rappresentano la Toscana, trasposta sul piano della pittura. Pittura come studio della luce, impensabile se non all'aperto, in stretto rapporto con l'ambiente naturale e la luce solare. L'arte dei Macchiaioli porta in primo piano gli esterni: i campi e i giardini della campagna, ma anche il mare della Toscana. È una pittura che non avrebbe avuto senso confinare solo negli interni, magari nei ritratti o negli aspetti della vita di tutti i giorni, perché la novità dei Macchiaioli sta nella scomposizione e ricomposizione del paesaggio, filtrato attraverso innumerevoli giochi di luce. I toni coloristici della "Macchia" dovevano restituire la sensazione del vero, visto a distanza.
Se questi artisti sono stati accomunati all'Impressionismo francese, per certo hanno determinato una svolta nelle arti figurative italiane. Al contrario degli Impressionisti francesi, che nel colore ricercavano la luce, i Macchiaioli puntavano ad una ricerca della forma nel colore.
Teorico del gruppo, costituitosi al Caffè Michelangelo a Firenze dopo il 1848, fu il Fiorentino Adriano Cecioni (1836 - 1886), noto anche come scultore verista. Giovanni Fattori (1825 -1909) nacque a Livorno. Allievo del Bezzuoli, si formò a Firenze; è considerato tra i maggiori esponenti della nuova corrente. A lui è intitolato l'omonimo museo di Livorno. Di Fattori sono noti i dipinti ispirati a battaglie e gli angoli ambientati in Maremma. Telemaco Signorini (1835 - 1901), nativo di Firenze, viaggiò molto ed ebbe contatti con l'Impressionismo d'oltralpe. Tra i suoi dipinti spiccano i paesaggi toscani. Silvestro Lega (1826 - 1895) nacque a Modigliana ed è noto come colorista. Raffaello Sernesi (1838 - 1866) nacque a Firenze e morì molto giovane in guerra. Fu specialista in paesaggi. Giuseppe Abbati (1832 - 1868), veneziano, trasse ispirazione dalla natura. Serafino De Tivoli (1826 - 1890), nativo di Livorno, si formò in Francia e introdusse nel gruppo le esperienze di artisti esteri. Odoardo Borrani (1833 - 1905) nacque a Pisa. Di lui restano i paesaggi ed alcuni interni a sfondo familiare. Vito D'Ancona (1825 - 1884), nativo di Pesaro, è noto per la composizione di figure femminili. Cristiano Banti (1824 - 1904) nacque a Santa Croce sull'Arno. Ritrasse i campi, facendo della luce uno dei cardini della sua pittura. Altri artisti assimilabili al gruppo furono Vincenzo Cabianca, Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis e Giovanni Costa.

Il Liberty
Tra i vari movimenti artistici che hanno caratterizzato gli ultimi tre lustri del XIX sec. ed il primo quarto del XX, il Liberty si affaccia anche in Italia, dopo avere dilagato sullo scenario europeo, dove ha acquisito di volta in volta specifiche denominazioni (Art Nouveau, Modern Style, Jugendstil, Sezession).
Conosciuto nel nostro Paese anche con il termine francese o con l'italianissimo aggettivo "Floreale", questo movimento spazia a tutto campo, dall'architettura, all'arte ornamentale, all'arredamento, alla grafica e all'illustrazione. La Toscana, terra da sempre feconda per le sperimentazioni e le innovazioni artistiche, non poteva certo rimanere estranea ai fermenti architettonici e culturali della nuova arte floreale, che si palesano un po' in tutti i centri maggiori della regione.
Due località su tutte, in aggiunta a Firenze, si impongono per la

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    Agriturismo San Ottaviano è un piccolo paradiso immerso nell'incantevole natura della Maremma, nel punto in cui si incontrano le provincie di Grosseto, Livorno e Pisa.
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  • Cielsereno Farmhouse Casole D'Elsa Siena Cielsereno
    L'Agriturismo Cielsereno si trova a Casole d'Elsa nel centro della Toscana, nel cuore della campagna tra Siena e Firenze, un angolo di paradiso per coloro che amano la natura e il relax.
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  • Podere Vignanova Relais Castagneto Carducci Livorno Podere Vignanova
    Podere Vignanova, little charming resort in Toscana, uno degli angoli più incantevoli della Costa degli Etruschi tra vigneti ed il mare.
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  • Relais della Rovere Relais Colle Val D'Elsa Siena Relais della Rovere
    Relais Della Rovere è un'affascinante Hotel vicino Siena in una suggestiva location nata dalla ristrutturazione di un'antica abbazia benedettina e di una Villa Papale di epoca rinascimentale.
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  • Agriturismo Marciano Farmhouse Siena Siena Agriturismo Marciano
    L'Agriturismo Marciano: un'opportunità unica, due vacanze in una. Soggiorno in campagna e vita in città. Marciano è situato a ridosso della cinta muraria della medioevale Siena.
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  • B&B la Fornace di Racciano Bed Breakfast San Gimignano Siena B&B la Fornace di Racciano
    La Fornace di Racciano, delizioso Bed and Breakfast a 2 km dal centro storico della medioevale San Gimignano, e' situato in un autentico casale toscano, immerso in un grande giardino fiorito.
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  • Agriturismo Villa il Palagetto Farmhouse San Gimignano Siena Agriturismo Villa il Palagetto
    Agriturismo Villa il Palagetto ubicato nelle immediate vicinanze del centro storico della medioevale San Gimignano, nel cuore della emozionante Toscana di collina.
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  • Poggio all'Agnello Holiday Resort Resort Piombino Livorno Poggio all'Agnello Holiday Resort
    Immerso il mare e la natura della Costa degli Etruschi, il Residential Resort Country & Beach di Poggio all'Agnello è un ampio villaggio turistico in toscana dotato di tutti i servizi.
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  • Agriturismo la Lucciolaia Farmhouse San Gimignano Siena Agriturismo la Lucciolaia
    In un suggestivo ed incontaminato paesaggio collinare, sulla sommità della collina, con vista mozzafiato sulle medioevali torri di San Gimignano, dal quale dista circa 7 Km, si erge L'Agriturismo La Lucciolaia.
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  • Tombolo Talasso Resort Resort Castagneto Carducci Livorno Tombolo Talasso Resort
    Il Tombolo Talasso Resort e' la soluzione perfetta per una vacanza al mare in Toscana, l'unico hotel in Toscana che offre una SPA completamente dedicata alla talassoterapia
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  • Agriturismo Cesani Farmhouse San Gimignano Siena Agriturismo Cesani
    A metà strada tra Siena e Firenze, in una piccola frazione, Pancole, a 6 km dal centro di San Gimignano immersa tra vigneti e oliveti, è ubicata l'Azienda Agricola Biologica Cesani.
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  • Hotel Hermitage Hotel Bibbona Livorno Hotel Hermitage
    Nella rilassante quiete di Marina di Bibbona l'Hotel Hermitage accoglie i suoi ospiti in una struttura quattro stelle moderna e confortevole in prossimità della splendida Costa degli Etruschi.
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  • Agriturismo La Valle Farmhouse Montaione Florence Agriturismo La Valle
    Nel cuore della Toscana, a meno di un chilometro dal centro del borgo medievale di Montaione, si trova l'agrituriso la Valle
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  • Fignano Villa Montaione Florence Fignano
    Adagiato tra le verdeggianti colline della campagna toscana, a tre chilometri di distanza da Montaione, si trova la struttura turistica Fignano.
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  • La Locanda Hotel Radda in Chianti Siena La Locanda
    Il Country Hotel La Locanda nasce dal recupero di un antico podere affacciato sul più bel paesaggio del Chianti Classico fra boschi, ulivi e vigne, a circa 3 chilometri dal bellissimo borgo medievale di Volpaia a Radda in Chianti.
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