Si
dice che nell'antico castello di Sammezzano, il quale
occupava l'area dove sorge ora la Villa, sostò
nel 780 Carlo Magno, con la giovane moglie e il figlio,
dopo aver incontrato a Roma il papa Adriano I ed aver
deposto il re lognobardo Desiderio, che lo seguiva prigioniero.
Il
castello-villa di Sammezzano fu acquistato nel 1605 dagli
Ximenes d’Aragona e passò in eredità
nel 1816 ai Panciatichi. All’opera di Ferdinando
Panciatichi Ximenes d’Aragona, nella duplice veste
di committente ed architetto, si deve l’aspetto
attuale del complesso. La prima testimonianza degli interventi
neomoreschi condotti da Ferdinando è del 1853.
Nel
1889 veniva innalzata al centro della facciata l’aggettante
torre-porta e decorati gli altri segmenti del prospetto
con fasce marcapiano in mattoni congiunte alle cornici
delle finestre e da motivi a losanga inseriti negli intervalli
fra le aperture del secondo piano. All’interno di questa e su terreno sottratto alla coltura agricola, alla metà dell’800 Ferdinando Panciatichi mise a dimora una quantità di generi esotici e rari (tra questi Sequoia sempervirens, Sequoiadendron giganteum e altre resinose americane, ancora visibili), ed abbellì il parco con manufatti di stile moresco: un ponte, una grotta con l’acqua (dentro alla quale esisteva una statua di Venere, ora rimossa), vasche, fontane e altre opere decorative in cotto (alcuni gruppi statuari furono successivamente trasferiti a Firenze, nel palazzo Ximenes di Borgo Pinti).
Da una relazione stesa nel 1890 da Maria Paolucci,
figlia del Panciatichi, sappiamo che le sequoie vennero
poste a dimora intorno al 1851, e che per il primo esemplare
fu sborsata una somma assai ingente: al tempo in cui
scriveva la Paolucci erano ancora in vita esemplari
di soltanto 37 dei 134 generi botanici piantati dal
padre.Tra questi Araucaria, Sequoia Taxodium, Criptomeria,
Biota, Thuja, Thuiopsis, Libocedrus, Taxus, Cephalotaxus,
Cupressus (varie specie), Pinus, Abies, varie palme,
Yucca, Quercus (di varie specie) oltre ad alcune piante
di esclusivo interesse floricolturale.
Gran parte delle piante incluse nella relazione del
1890 non esistono più; altre sono state nuovamente
poste a dimora e altri generi si sono aggiunti ai sopravvissuti.
Di particolare rilevanza è il gruppo di sequoie
giganti, forse il più numeroso in Italia: si tratta
di 57 sequoie adulte (tutte alte più di 35 metri),
una delle quali ha un tronco di circa dieci metri, un’altra
di otto.
Notevoli anche gli esemplari di cipresso di Lawson
(uno dei più grandi è visibile dalla strada
perimetrale inferiore del parco), esteso su un’area
di circa 85 mq., riconoscibile per il colore argenteo
della pagina inferiore delle foglie.