La storia di Monsummano
Luogo viario strategico, in posizione dominante sul Padule
di Fucecchio e sulla Valdinievole, il colle di
Monsummano
Alto fu fortificato almeno dall'XI secolo con un sistema
difensivo accresciuto ed ampliato nel corso del tempo
fino a comprendere nel basso medioevo tutta la sommità
del colle.
I
due colli: Monsummano e Montevettolini
Del castello di Montesommano si hanno notizie documentarie
a partire dal 1005, quando dipendeva dalla abbazia di
Sant'Antimo in Val d'Orcia e fu in parte ceduto a Ildebrando
degli Aldobrandeschi. Dopo vari passaggi di proprietà,
nel 1218 il castello fu venduto al Comune di Lucca, benché
già da alcuni anni gli abitanti del castello si
fossero costituiti in comune rurale con proprie magistrature.
Il
colle di Monsummano fronteggia quello di Montevettolini,
borgo di origine medioevale, anch'esso sottomesso alla
Signoria fiorentina. Fondato intorno al XII secolo e sottoposto
alla città di Pistoia nel 1227, il castello di
Montevettolini si costituì in libero comune nel
corso del Duecento, divenendo rifugio per i fuoriusciti
fiorentini e lucchesi durante le acerrime lotte tra guelfi
e ghibellini, finché si arrese ad Uguccione della
Faggiola dopo la sconfitta dei guelfi a Montecatini nel
1315. Sotto il dominio di Lucca fino alla morte di Castruccio
Castracani, Montevettolini e
Monsummano aderirono nel
1328 alla Lega della Valdinievole contro Firenze, città
alla quale dovettero tuttavia sottomettersi dopo aver
subìto l'assedio di Gherardino Spinola, nuovo signore
di Lucca.
L'ingresso nell'orbita fiorentina consentì al castello
di Montevettolini una vita fervida e ricca, animata tra
l'altro dall'attività delle dodici confraternite
del paese, e divenuta ancora più prospera quando
i primi granduchi medicei lo elessero a luogo di sosta
per la caccia, e ciò lo favorì rispetto
al
Castello di Monsummano, già in forte declino
fin dalla fine del Trecento. L'appartenenza al distretto
fiorentino soffocò invece lo sviluppo della comunità
di
Monsummano, che già dalla fine del XIV secolo,
configuratasi come borgo rurale, si avviò verso
una progressiva decadenza, determinata anche dal rimpaludamento
dei terreni circostanti il colle e dalla conseguente interruzione
dei percorsi viari.
La città di Monsummano
Anche la fondazione di
Monsummano, ai piedi del colle
omonimo, è legata al nome del granduca Ferdinando
e del suo architetto di fiducia. Infatti, a seguito dei
prodigiosi eventi accaduti negli ultimi decenni del Cinquecento,
tra i quali lo scaturire improvviso di una fonte sul luogo
della miracolosa immagine della Vergine venerata in un
tabernacolo, nel 1602 il Granduca incaricò il Mechini
della costruzione di un grande Santuario in onore della
Madonna detta appunto della Fontenuova.
Nel 1775 Pietro Leopoldo istituì la Comunità
delle Due Terre, unificando amministrativamente i territori
di Montevettolini, dell'ormai decadente
castello di Monsummano e del capoluogo,
Monsummano Terme, in continua espansione.
Il XIX secolo costituisce un altro momento importante
della storia di
Monsummano per la presenza di due personalità
del mondo politico e letterario: il poeta Giuseppe GIUSTI
(1809-1850), la cui casa natale, con arredi e decorazioni
di gusto neoclassico è stata recentemente restaurata
e trasformata in Museo, e Ferdinando MARTINI (1841-1928),
letterato e uomo politico, la cui villa, nota come Villa
di Renatico, è attualmente sede di mostre e convegni.
Alla metà dell'Ottocento risale inoltre la scoperta
delle Grotte Termali dalle particolari proprietà
terapeutiche: grotte calde naturali, oggi affiancate da
moderni stabilimenti termali.
La
chiesa di San Nicolao
La chiesa di San Nicolao, che nella sua forma attuale
risale ai primi decenni del XIII secolo, ha un impianto
sobrio e austero, ad una sola navata con presbiterio sopraelevato,
copertura a capriate ed abside semicircolare, nascosta
all'esterno da una costruzione più tarda. La muratura
è in pietra a vista e la facciata presenta in alto
segni di rimaneggiamenti successivi.
Da una gradinata si accede al portale centrale d'ingresso,
inquadrato da massicci stipiti e architrave, sul quale
si imposta l'arco a sesto acuto della lunetta. In alto,
appena sotto gli spioventi del tetto, si apre un piccolo
oculo centrale.
All'interno due altari barocchi sono addossati l'uno di
fronte all'altro, alle pareti laterali dell'aula, e sono
presenti alcune opere d'arte.
Il corpo della chiesa è affiancato a sud dal campanile
quadrangolare, di impianto più tardo, impostato
su di un arco a tutto sesto, che dà accesso, da
una galleria voltata a botte, ad una terrazza naturale
affacciata sulla valle, dove si apre la porta laterale
della chiesa.
Casa
Giusti
La dimora di Monsummano in cui Giuseppe Giusti nasce il
13.5.1809 e trascorre i primissimi anni dell'infanzia
- nel 1815 la famiglia si trasferirà a Montecatini
- venne costruita tra il 1791 e il 1793 per iniziativa
del nonno paterno del poeta, Giuseppe, agiato possidente
nonchè personaggio politicamente influente presso
il governo di Pietro Leopoldo.
Ispirata nei volumi e nell'impaginato esterno a un gusto
genericamente tardo-rococò, stemperato entro una
sobria scansione tipica della tradizione toscana, essa
mostra, nell'evidenza decorativa dello stemma di famiglia
che sormonta il balcone al centro della facciata, l'intento
di costruire una dimora adeguata alla posizione di preminenza
sociale della casata nell'ambito cittadino e alla recente
dignità nobiliare ad essa conferita.
Ai criteri di decoro e rappresentatività borghese
consoni alla famiglia si ispira la decorazione murale
degli interni, in cui si sviluppano temi convenienti all'uso
dei vari ambienti della casa: i paesaggi ideali inquadrati
entro un finto loggiato nella sala d'ingresso al pian
terreno, i soggetti mitologici e le decorazioni a grottesche,
con dovizia di festoni di fiori e frutta, nei vari saloni
di ricevimento, i temi sacri della stanza adibita a preghiera
e dell'alcova, le "vedute" agresti dei salottini
e delle anticamere.
Acquisita dallo Stato nel 1972 e restaurata, Casa Giusti
è oggi adibita a museo.
Il
santuario della Madonna della Fonte Nuova
Fondata nel 1602 per volontà del granduca Ferdinando
I de' Medici, la basilica della Madonna della Fontenuova
costituisce il cuore storico e urbanistico di
Monsummano Terme. Il Santuario sorge sul luogo di un antico tabernacolo,
oggi inglobato nell'altare maggiore, che reca l'immagine
della Vergine col Bambino tra quattro Santi, al quale
furono riferiti vari eventi prodigiosi.
Il granduca Ferdinando di Toscana decretò la costruzione
del tempio nel luogo dove era scaturita la fonte miracolosa,
incaricando del progetto l'architetto Gherardo Mechini,
già impegnato nei lavori della Villa Medicea di
Montevettolini. Il 30 dicembre di quello stesso anno il
gran principe Cosimo pose la prima pietra del Santuario.
Come per la villa, la direzione del cantiere fu affidata
a Domenico Marcacci, che portò a termine la costruzione
dell'edificio nel 1605.
La Basilica fu consacrata nel 1616, ma la decorazione
degli interni si protrasse ancora a lungo, come attestano
i Registri dell'Opera, sui quali sono annotate tutte le
spese per la fabbrica. L'edificio, di rara eleganza e
sobrietà compositiva, riveste grande interesse
per la sua omogeneità stilistica e per l'armonica
continuità tra la struttura architettonica ed i
preziosi apparati decorativi.
Di tradizionale impianto a croce latina, ad una sola navata,
la chiesa è circondata su tre lati da un portico,
dal quale si accede, attraverso una ripida scala, alla
fonte.
L'edificio si impone sullo spazio della grande piazza
circostante con la sua struttura articolata secondo moduli
geometrici di rigore classico, ma aggiornata nella decorazione
plastica al linguaggio del tardomanierismo e del barocco,
come denunciano le volute dei capitelli e le modanature
dei portali.
Sotto il loggiato, quattordici Lunette dipinte dal fiorentino
Giovanni Mannozzi da Sangiovanni narrano la storia del
Santuario e dei miracoli della Vergine della Fontenuova:
furono eseguite tra il 1630 ed il 1633, quando il pittore
si rifugiò in Valdinievole per sfuggire alla peste
che infuriava a Firenze.
La lunetta centrale della facciata, sovrastante l'ingresso,
fu dipinta nel 1606 dal senese Ventura Salimbeni con le
allegorie della Fede e della Speranza, mentre a completare
le virtù teologali fu posto al centro della lunetta
il ritratto marmoreo della granduchessa Cristina, che
Leonardo, figlio di Domenico Marcacci, raffigurò
nelle vesti della Carità.
Il bel portale di ingresso fu intagliato dal legnaiolo
pistoiese Giovanni Desideri, autore anche del soffitto
ligneo della chiesa, che si rivela all'interno un vero
e proprio scrigno colmo di tesori d'arte.
Villa
Martini
Costruita intorno al 1887 dall'architetto Vivarelli per
Ferdinando Martini, giornalista, letterato, statista,
secondo un gusto eclettico tipico della fine del secolo,
la villa si presenta come un elegante blocco quadrato,
articolato su due piani, circondata da un vasto parco
collegato da ben cinque scale con piano rialzato.
All'interno, eleganti ambienti con soffitti a cassettoni
decorati con tondi in ceramica policroma.
Il parco circostante contiene numerosi esemplari di pregiate
piante ornamentali ed essenze assai rare come sequoie,
canfori, pini piangenti e cedri dell'Atlante.
La villa, dopo essere stata acquistata dall'Amministrazione
Comunale nel 1981 e dopo un attento restauro, è
stata inaugurata il 26 giugno 1988 dall'allora Presidente
del Senato Giovanni Spadolini.
La Villa ha assunto in questi anni la sua definitiva configurazione
di Museo di Arte Contemporanea e del Novecento per la
programmazione e realizzazione della maggior parte dei
progetti curati dall'Assessorato alla Cultura.
Orari di apertura Lunedì 9.00 - 12.00
Mercoledì, giovedì, venerdì 15.30
- 18.30 (invernale) 16.00 - 19.00 (estivo)
Sabato e domenica 9.00 - 12.00 / 15.30 - 18.30 (invernale)
16.00 - 19.00 (estivo)
Chiuso tutti i martedì, il 1° gennaio, il 25
e 26 dicembre, Pasqua e nei mesi di luglio e agosto.
Aperto al mattino o in orario serale, su appuntamento,
tutti i giorni ad esclusione del martedì.
Orario di apertura parco: Periodo estivo 8,00/13,00 -
14,30/20,00
Periodo invernale 8,00/12,00 - 14,30/18,30
Villa Medicea
La villa medicea di Montevettolini si trova all'estremità
settentrionale del colle poco distante dalla pieve di
S. Michele Arcangelo, dalla canonica e dalla piazza del
Comune.
La villa fu fatta costruire dal Granduca Ferdinando I
e la sua realizzazione venne affidata a Gherardo Mechini,
nominato nel maggio di quello stesso anno "Architetto
di Sua Altezza" e già capomaestro a servizio
del Granducato fin dal 1581; venne realizzata fra la fine
del cinquecento e il primo ventennio del seicento. L'edificio
per tutto il periodo successivo rimase pressochè
immutato nel suo aspetto complessivo e mantenne i propri
caratteri austeri, presentando una fisionomia imponente
e severa, che ha l'aspetto di fortilizio; è intonacato
di bianco con semplici angolature in pietra e con i profili
di porte e finestre fatti con conci di pietra serena,
liscia o a bugnato.
Fu costruito incorporando nel fabbricato alcune strutture
preesistenti del sistema difensivo del borgo. Alla nuova
costruzione, infatti, furono annesse la rocca e una delle
sei torri della cinta muraria: quella della porta del
Cantone. Queste strutture furono in gran parte smantellate
e una parte del materiale venne riutilizzata per realizzare
il nuovo edificio.
La rocca e la torre furono unite da un corpo di fabbrica
a due piani, oltre quello terreno, dei quali il primo
è quasi interamente occupato da un vasto salone
di rappresentanza. Il lato sinistro dell'edificio, quello
in cui è stata incorporata la torre, è più
alto di un piano perchè situato su un dislivello
del terreno; su questo lato appena sotto la gronda del
tetto si alternano, con un ritmo molto serrato, piccole
finestre e aperture simili a guardiole. Lungo tutto il
perimetro del palazzo all'ultimo piano si ha una successione,
piuttosto regolare, di finestre quadrate con mostre in
pietra e piccole feritoie sottostanti, lo stesso ritmo
lineare si ripete per le più grandi aperture del
piano nobile, mentre al piano terreno finestre e porte
sono aperte senza rispettare questa scansione.
L'aspetto di fortilizio del palazzo è accentuato
da quattro garitte, anch'esse munite di feritoie e guardiole
Fattoria Medicea
In località Le Case sorge la Fattoria Medicea,
la "Casa Grande" che faceva parte dei possedimenti
della villa granducale di Montevettolini. Nel corso del
tempo la tenuta fu interessata da continui interventi
relativi all'espansione dei poderi, alle opere di bonifica,
alla costruzione e al ripristino di case e annessi rurali,
allo sfruttamento diversificati delle terre, che modificarono
più volte l'aspetto del territorio.
Nel 1650 furono acquistati dalla famiglia fiorentina dei
Bartolomei due terzi della proprietà medicea di
Montevettolini, compreso l'edificio della fattoria. I
Bartolomei, investendo notevoli capitali, ne favorirono
lo sviluppo agricolo, trasformando la fattoria in una
delle più redditizie della Valdinievole.
Nel settecento la gestione amministrativa venne trasferita
in pianura dove furono costruite, in località detta
Le Case Nuove, nuove fabbriche destinate ad usi diversificati.
Nella prima metà dell'Ottocento con il marchese
Ferdinando Bartolomei, il grande edificio granducale delle
Case, opportunamente restaurato, divenne una fattoria
all'avanguardia dove si sperimentavano le tecniche colturali
che stavano rivoluzionando l'agricoltura in Toscana.
Oltre ad intervenire nella coltivazione con l'uso di nuove
macchine, il Bartolomei realizzò nella fattoria
una cascina sul modello lombardo con vacche svizzere da
latte per la produzione di burro e formaggio.
Oggi il vasto complesso, ancora contraddistinto dallo
stemma mediceo, è stato totalmente restaurato dalla
famiglia dei principi Borghese, attuali proprietari, e
dato in gestione per manifestazioni e cerimonie, come
centro congressuale, fieristico e di ristorazione di alto
livello
Chiesa di Cristo Redentore
La Chiesa ha una copertura inclinata in travi lamellari
di legno con altezza crescente verso l’altare; in
corrispondenza del presbiterio la copertura subisce un
rialzamento in modo da consentire l’inserimento
di finestrature e sottolineare l’importanza della
zona dell’altare con il passaggio della luce naturale.
La Chiesa ci offre due viste laterali interne contrapposte:
un lato spoglio e compatto, caratterizzato da tre lesene
che giungono fino alle travi della copertura, pronto ad
accogliere opere d’arte; il lato opposto appare
caratterizzato da tre archi sorretti da colonne che immettono
in una navata laterale che funge da filtro d’ingresso
alle 3 cappelle. La successione delle tre cappelle evoca
il percorso sacramentale: Battesimo, Confessione e Comunione;
la prima cappella che ospita il fonte battesimale ha superficie
ed altezza minore rispetto all’ultima che accoglie
il Santissimo, questo per sottolineare l’importanza
e la successione del percorso sacramentale.
Il 15 dicembre 2002: è stata collocata nel presbiterio
la statua del titolare della chiesa "Cristo Redentore"
opera di Jorio Vivarelli. Scultura in bronzo alta 4 metri.
Monsummano
Alto - Il Castello

Il
colle di
Monsummano sorge alle falde settentrionali
del Montalbano, elevandosi con la sua forma tronco conica
per circa 340 metri sul livello del mare, dove il torrente
Nievole si getta nella pianura. Luogo viario strategico,
in posizione dominante sul Padule di Fucecchio e sulla
Valdinievole, il colle di
Monsummano Alto fu fortificato
almeno dall'XI secolo con un sistema difensivo accresciuto
ed ampliato nel corso del tempo fino a comprendere nel
basso medioevo tutta la sommità del colle. Del
castello di Montesommano si hanno notizie documentarie
a partire dal 1005, quando dipendeva dalla abbazia di
Sant'Antimo in Val d'Orcia e fu in parte ceduto a Ildebrando
degli Aldobrandeschi. Dopo vari passaggi di proprietà,
nel 1218 il castello fu venduto al Comune di Lucca,
benché già da alcuni anni gli abitanti
del castello si fossero costituiti in comune rurale
con proprie magistrature. Nel 1328, dopo la morte di
Castruccio Castracani,
Monsummano aderì con Montevettolini
ed altri undici castelli alla Lega della Valdinievole
contro Firenze, alla quale dovette tuttavia sottomettersi
un anno dopo, per accogliere poi, nel 1331, il primo
podestà imposto dalla città dominante,
secondo quanto stabilito dal nuovo statuto. In seguito
la signoria fiorentina, pur continuando ad inviare i
propri podestà ad amministrare la giustizia nel
castello, si impegnò a mantenere i diritti sanciti
dagli statuti, che si conservano presso l'Archivio Comunale
nell'edizione del 1372. L'appartenenza al distretto
fiorentino soffocò lo sviluppo della comunità
di
Monsummano, che già dalla fine del XIV secolo,
configuratasi come borgo rurale, si avviò verso
una progressiva decadenza, determinata anche dal rimpaludamento
dei terreni circostanti il colle e dalla conseguente
interruzione dei percorsi viari. A partire dagli inizi
del Seicento, ai piedi del colle di
Monsummano si andò
sviluppando intorno al Santuario della Madonna della
Fontenuova l'abitato di
Monsummano Terme. Capoluogo
della Comunità delle Due Terre, che comprendeva
anche il castello di Montevettolini, il nuovo centro
assunse ben presto interamente le funzioni economiche
e amministrative del territorio. Dell'antico castello
sul colle si conservano oggi i resti della cerchia ellittica
delle mura, che lo cingevano per un perimetro di circa
due chilometri, e due delle tre porte di accesso: la
porta di "Nostra Donna", a nord-ovest, e quella
detta "del Mercato" o "Porticciola",
che si affaccia, pressoché intatta, verso il
colle di Montevettolini. Delle numerose torri di cui
era munito il castello resta, all'estremità occidentale
della cinta muraria, una robusta torre pentagonale,
diruta, che è una tra le più imponenti
di tutta la provincia. Al suo interno si poteva accedere
solo da una piccola apertura posta a circa 7 metri da
terra, raggiungibile con una scaletta a pioli, probabilmente
retrattile.

Nella
sua forma attuale l'impianto della torre, restaurato
in parte nel primo Novecento, è databile agli
inizi del XIV secolo. L'edificio meglio conservato del
borgo è la chiesa di San Nicolao, prospiciente
l'antica platea communis, fondata nell'XI secolo e compresa,
nel plebato di Neure (o de Montecatino), entro la diocesi
medievale di Lucca. La chiesa, che nella sua forma attuale
risale ai primi decenni del XIII secolo, ha un impianto
sobrio e austero, ad una sola navata con presbiterio
soprelevato, copertura a capriate ed abside semicircolare,
nascosta all'esterno da una costruzione più tarda.
La muratura è in pietra a vista e la facciata
presenta in alto segni di rimaneggiamenti successivi.
Da una gradinata si accede al portale centrale d'ingresso,
inquadrato da massicci stipiti e architrave, sul quale
si imposta l'arco a sesto acuto della lunetta. In alto,
appena sotto gli spioventi del tetto, si apre un piccolo
oculo centrale. All'interno due altari barocchi sono
addossati, l'uno di fronte all'altro, alle pareti laterali
dell'aula. All'altare di sinistra la pregevole Annunciazione
seicentesca di scuola toscana appare purtroppo in pessimo
stato di conservazione, così come le formelle
con Scene della Vita di Cristo e di Maria, legate ai
misteri del Rosario, che inquadrano, sull'altare di
fronte, la nicchia contenente la statua della Vergine.
L'opera più interessante che si conserva nella
chiesa è il grande Crocifisso ligneo, databile
tra il XIV e il XV secolo, che sovrasta la navata dal
centro del presbiterio, in una teca posta sopra l'altare
maggiore. Il corpo della chiesa è affiancato
a sud dal campanile quadrangolare, di impianto più
tardo, impostato su di un arco a tutto sesto, che dà
accesso, da una galleria voltata a botte, ad una terrazza
naturale affacciata sulla valle, dove si apre la porta
laterale della chiesa. In questo spazio si trova, a
nord, l'antica chiesa di San Sebastiano, di fronte alla
quale recenti scavi hanno portato alla luce le fondamenta
di due edifici, dove sono stati rinvenuti frammenti
di ceramica di varie epoche. Seminascosti dalla boscaglia
che circonda il nucleo centrale del castello si conservano
ad ovest i resti di un convento e nella zona orientale,
nei pressi della torre, i ruderi dell'antico Spedale
di San Bartolomeo.
Montevettolini

Alle
falde nord occidentali del Montalbano, a poco più
di quattro chilometri dal
centro di Monsummano Terme, sorge il borgo di Montevettolini, arroccato sulla sommità
del colle, a 187 metri sul livello del mare.
Fondato intorno al XII secolo il castello ebbe subito
una vita fervida e ricca, animata tra l'altro dall'attività
delle dodici confraternite del paese, e divenuta ancora
più prospera quando i primi granduchi medicei elessero
Montevettolini a luogo di sosta per la caccia.
Alla fine del XVI secolo Ferdinando I incaricò
Gherardo Mechini e Domenico Marcacci di costruire la possente
villa, oggi di proprietà dei principi Borghese,
che domina il paese dall'estremità occidentale
della cinta muraria.
Negli anni in cui fu frequentato dalla corte medicea,
il borgo si arricchì di sontuose dimore patrizie,
molte delle quali conservano pregevoli opere d'arte. Si
ricordano le case Mimbelli, Tonini, Bardelli, Barbacci
e Bargellini. Quest'ultima, in particolare, si dice che
vantasse gli affreschi, oggi perduti, di Giovanni Mannozzi
da San Giovanni, eseguiti quando il pittore, sfuggito
alla pestilenza che infuriava a Firenze, dipingeva le
lunette nel portico del vicino Santuario della Madonna
della Fontenuova a
Monsummano Terme.
Nel tessuto urbano del borgo si individuano ancora le
tracce del suo primitivo impianto medievale, riconoscibile
nell'"isola" quadrata sul lato occidentale della
piazza della chiesa, proprio di fronte all'antico Palazzo
Comunale.
Dell'ultima e più ampia cinta muraria, di cui oggi
rimangono pochi resti, si ha notizia nel 1366, quando,
per ordine della Signoria Fiorentina, le mura furono restaurate
e munite di bertesche. Più volte riattate nel corso
dei secoli, furono in gran parte abbattute a partire dal
1607, per costruire una strada di circonvallazione.
A difesa del castello si elevavano sei torri, cinque a
pianta quadrata ed una ottagonale, detta "dello Sprone"
o "delle Murina", ad ovest, subito sotto l'abitato.
Davano accesso al paese tre porte: quella "del Montaletto",
distrutta nel 1830, quella "del Vicino", a nord,
detta anche "del Malvicino" e poi "dei
Barbacci", l'unica che si conserva ancora integra,
e la porta detta "del Cantone", che fu inglobata
nella villa medicea. La stessa sorte subì anche
la rocca che dominava dall'alto il paese.

Nel
borgo esistevano due oratori, quello di San Francesco,
ad ovest della chiesa, presso il quale fu istituito un
ospedale durante la peste del 1348, e quello del Corpus
Domini, nella piazza Bargellini, oggi sede della Società
Filarmonica del paese, fondata nel 1863.
L'edificio dell'antico Palazzo Comunale, che dal XIII
secolo rappresentò il potere politico ed amministrativo
del castello, conserva intatta la suggestione del suo
glorioso passato, Sulla facciata sono affissi gli stemmi
del podestà, in pietra e in ceramica invetriata,
mentre al piano terreno sono state tamponate, a sinistra
la loggia che si apriva sulla strada, e a destra la porta
di accesso all'antica torre di guardia inglobata nell'edificio.
Torri medievali furono utilizzate anche per il campanile
della chiesa. Quello più antico, abbattuto nel
1729, era incorporato all'interno dell'edificio ecclesiastico,
mentre la torre campanaria attuale, realizzata nel XV
secolo adattando un'altra torre di guardia, è addossata
al presbiterio ed impostata su una galleria voltata a
botte che dalla via detta del Portone immette nella piazza
Bargellini.
Sul luogo della chiesa del paese sorgeva fin dal XII secolo
una cappella dedicata a San Michele, dipendente dalla
pieve di San Giovanni Battista e San Lorenzo a Vaiano.
Ampliata nel corso dei secoli con l'aggiunta delle due
navate laterali e del loggiato esterno, la chiesa fu elevata
a pievania dopo la soppressione della pieve di Vaiano,
nel 1449, quando prese anche la dedicazione a San Lorenzo.
L'aspetto attuale della chiesa si deve alla ristrutturazione
operata da Vittorio Anastagi a partire dal 1733, quando
l'edificio ecclesisastico fu sopraelevato e coperto a
volta. All'interno fu allestito il prezioso altare maggiore
in marmi policromim opera di Bartolomeo Moisé da
Seravezza, mentre le pareti furono arricchite da decorazioni
in stucco e dagli affreschi firmati nel 1740 da Felice
Balsan, un modesto pittore originario dell'isola di Malta.
La Chiesa conserva numerose opere d'arte.
Dal colle di Montevettolini partono i Percorsi Trekking
lungo le vie di collegamento tra i castelli della Valdinievole
ed il Montalbano. I sentieri segnalati dal C.A.I. offrono
agli amanti della natura piacevoli paseggiate nel verde
della rigogliosa vegetazione mediterranea, con soste d'obbligo
per ammirare i suggestivi scenari che si aprono sulla
vallata e verso l'Appennino.
Scendendo dal paese verso est, è consigliabile
una visita al seicentesco oratorio della Madonna della
Neve, dove si conserva l'affresco con la Madonna col Bambino
e Santi, opera di un maestro del XV secolo affine a Gentile
da Fabriano. Presso l'oratorio si può assistere
ogni anno, in agosto, alla "Festa della Madonna della
Neve", solennità per la quale si invitano
a Montevettolini parenti e amici.
L'evento più suggestivo dell'intera Valdinievole
si celebra a Montevettolini ogni tre anni, il Venerdì
Santo, quando si svolge la Processione del Gesù
Morto, che dal Cinquecento ripercorre le tappe della passione
di Cristo e della salita al Calvario.
Un'altra solenne processione in costume, detta del "Ringraziamento",
si svolge il martedì successivo alla Pasqua.
La magica atmosfera medievale che si respira per le vie
del borgo, la bellezza paesaggistica e architettonica
invitano a trascorrere a Montevettolini piacevoli soggiorni.