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San Giuliano Terme

Situato alle pendici sudoccidentali del Monte Pisano, tra i corsi del Serchio e dell'Arno, il territorio dove si trova San Giuliano Terme fu intensamente abitato a partire dalla preistoria.


San Giuliano TermeSituato alle pendici sudoccidentali del Monte Pisano, tra i corsi del Serchio e dell'Arno, il territorio dove si trova San Giuliano fu intensamente abitato a partire dalla preistoria, come documentano dagli scavi archeologici.
I Bagni di San Giuliano erano già noti agli Etruschi e ai Romani (Plinio il Vecchio li descrisse come Aquae Pisanae), e furono ristrutturati nel Medioevo. Agli inizi del Quattrocento Ugolino da Montecatini raccomandava queste acque per la cura di varie patologie.
Dopo una fase di decadenza, le terme di San Giuliano furono ricostruite durante il periodo della Reggenza di Francesco Stefano di Lorena, divenendo ben presto uno dei centri termali più importanti del Granducato e un luogo alla moda frequentato da importanti famiglie toscane e straniere.
Il rilancio settecentesco del termalismo fu accompagnato da una serie di studi scientifici sulle acque minerali. Uno dei più significativi era proprio legato alle acque di San Giuliano; infatti, nel 1750, il medico Antonio Cocchi pubblicava a Firenze un trattato (Dei Bagni di Pisa) in cui le acque erano analizzate dal punto di vista chimico e in relazione agli scopi terapeutici. Nel corso del XIX secolo le terme di San Giuliano – insieme con quelle di Montecatini e di Bagni di Lucca – ebbero un ulteriore sviluppo sia come centro curativo sia come luogo di villeggiatura, diventando nello stesso tempo meta privilegiata nel colto e raffinato grand tour ottocentesco.
L’importanza annessa dalla nuova dinastia sin dall’inizio al termalismo (interesse che di lì a pochi decenni sarebbe ‘esploso’ con il fenomeno, di rilevanza addirittura urbanistica, dei Bagni di Montecatini), appare compiutamente anticipato da questo intervento pisano che prestissimo vide coinvolto un interessante operatore come Ignazio Pellegrini, veronese attivo a Pisa, ma che anche a Firenze aveva sottoposto ai nuovi Sovrani interessanti progetti, tutti improntati a una “magnificenza civile” (per usare una felice espressione piranesiana) di respiro si può dire europeo: così, per la Galleria degli Uffizi, Pellegrini suggeriva, in un progetto degno di Juvarra, la creazione di un grandioso scalone circolare sistemato nei locali dell’antica Zecca, dietro alla Loggia della Signoria, che avrebbe funzionato da nuovo, magniloquente accesso ai Musei granducali; così ancora per Pitti propose la creazione di una grandiosa “Cappella Palatina” ottagona, con tanto di cupola alla viennese, che avrebbe dovuto essere costruita nel cortile settentrionale del complesso di Pitti (il grande spazio che ancora oggi si apre a settentrione del cortile dell’Ammannati).
San Giuliano TermeAnche a San Giuliano l’idea che sottende l’intervento appare urbanisticamente grandiosa, pur nella ristrettezza quantitativa degli spazi a disposizione: teatrale è in effetti l’idea del ventaglio di edifici affacciati su una piazza tendenzialmente trapezoidale (effetto non a caso amplificato dalla bella stampa di Giuseppe Zocchi) imparentato con le scenografiche soluzioni di una Piazza Sant’Ignazio o di un Porto di Ripetta della Roma tardobarocca dei primi decenni del Settecento. E non meraviglia, quindi, di incontrare successivamente nell’impresa edificatoria lo stesso Gaspare Maria Paoletti, massimo esponente dell’architettura del classicismo illuministico toscano e Direttore della riformata Accademia di Belle Arti di Firenze.
Anche nel territorio si incontrano significative presenze architettoniche, come, verso Pisa, la chiesa della Santissima Concezione alla Madonna dell’Acqua, opera di Stefano Maruscelli del 1647-1648 esuberantemente ridecorata nella seconda metà del Settecento da Mattia Tarocchi e Giovan Battista Tempesti, ‘dioscuri’ del fantasioso tardo Barocco pisano e ‘specialisti’ nella creazione di complessi ove l’architettura e la pittura si fondevano in teatrali “bei composti”, grazie alle arditissime prospettive dipinte dell’uno e ai pittoreschi ornati e alle sbrigliate membrature dell’altro. Così, ancora, la chiesa di San Michele a Pontasserchio venne nello stesso periodo completamente ristrutturata, presentando un nuovo campanile e nell’interno moderni arredi in marmi policromi come l’altare maggiore o il pulpito. A Pappiana, infine, la cinquecentesca chiesa di Santa Maria Assunta venne rinnovata e ampliata nel 1851-1852, risultandone anche mutato l’originario orientamento.
L’area di San Giuliano si era connotata anche per una singolare tradizione cultuale di chiara matrice arcaicizzante associata a un eremo agostiniano di origine medievale, quello di Rupecava, nel quale la devozione tardo cinquecentesca prestata a Sant’Agostino il 28 agosto di ogni anno aveva assunto caratteri rituali – come lo sgozzamento cerimoniale di un gallo – che si rivelarono sospetti al clero diocesano. A correttivo di queste consuetudini si introdusse una solennizzatone del culto della Vergine che dal 1700, grazie anche all’attività di una confraternita insediata nell’eremo – quella della Beata Vergine Maria di Ripafratta – orientò in senso decisamente mariano la consuetudine rituale dell’intero comprensorio montano che divideva il territorio pisano da quello lucchese. In occasione del 25 marzo, giorno dell’incarnazione di Cristo nel seno della Madonna, diverse confraternite provenienti dai due versanti confluivano processionalmente verso l'eremo di Rupecava conferendo alle celebrazioni che lì si svolgevano una particolare solennità. Ad esse si aggiunse, nel corso del XIX secolo, anche la ‘festa del voto’, il 14 agosto, con la quale la parrocchia di Ripafratta rendeva grazie alla Vergine di aver protetto la comunità durante il terribile terremoto del 1846.
San Giuliano TermeL’eremo-santuario è costituito da un insieme di elementi strutturali e architettonici: il convento, la chiesa e le grotte. Una lapide, oggi non più visibile, recava memoria di alcuni lavori di ampliamento del convento che iniziarono nel 1649 e terminarono nel 1666 e che dettero all’edificio grossomodo l’aspetto attuale.
La struttura, addossata a tre grandi caverne, si sviluppa su tre livelli. La chiesa: il portone d'ingresso è sormontato da una finestra rettangolare, mentre di fianco sono state aperte altre due finestre rettangolari, con stipiti e architravi in pietra serena. Una trabeazione sormonta l'architrave della porta. L'interno è a unica navata e presenta un tetto in capriate lignee. Tuttavia la meta del pellegrinaggio e del culto, almeno durante tutta l’Età Moderna, non era soltanto la chiesa, ma anche la grotta vicino ad essa, dove, come narrava una pia leggenda, si sarebbe ritirato Sant’Agostino di Ippona per scrivere una delle sue opere più famose, il De Trinitate. Peraltro, una serie di affreschi presenti all’interno della chiesa e realizzati intorno al 1666 raccontano proprio quell’episodio, celebrando in Sant’Agostino il fondatore dell’eremo di Rupecava. All’interno della grotta, dove si commemorava in particolare la presenza e la permanenza di Sant’Agostino, i fedeli bevevano l’acqua che vi colava e che aveva, a loro parere, poteri miracolosi. Ancora all’interno della grotta, nel corso del XVII secolo, erano state sistemate alcune statue, asportate nel 1977, che rappresentavano la Vergine con il Bambino Gesù, sant’Agostino e santa Monica.
Da vedere:
Villa Poschi - San Giuliano TermeVille di San Giuliano Terme

Il sistema delle cosiddette "ville storiche" si è venuto costituendo dal 1400 fino al 1800 grazie a molte famiglie pisane e fiorentine che scelgono di costruire queste residenze private ai piedi del Monte Pisano, attratte dalla ricchezza della natura e dalla mitezza del clima.
E' soprattutto nel 1600 e con la costruzione degli edifici termali nel 1700, che S.Giuliano Terme diventa un centro di attrattiva internazionale. In un secolo in cui l'utile è legato all' "accrescimento universale del lusso", il nuovo volto delle Terme divenne incentivo da abbellire, modificare e ampliare con le ville dei dintorni. E' quindi in questo periodo che, nell'area del Lungomonte pisano, si sviluppa un itinerario dell'architettura di "delizia" che dagli ozi della campagna perviene ai luoghi mondani, di preghiera e di benessere.
Le certose, le pievi, le terme, le ville, segnate dai profili delle cimase, dei fregi, dei coronamenti, spiccano ai piedi delle colline, presentando un unitario linguaggio.
Questi luoghi di delizia rappresentano oggi un esempio di continuità storica, culturale e produttiva che l'amministrazione comunale è impegnata a difendere e valorizzare con progetti e proposte indirizzate anche all'Unione Europea. Da alcuni anni, molte di queste ville sono state restituite alla loro originaria bellezza ed alcune utilizzate come centri ricettivi, di ristorazione e sede di eventi culturali ed artistici. Quello che segue rappresenta una invito al viaggio tra alcune delle più rilevanti testimonianze architettoniche.
Un percorso che da nord verso sud ci riporterà poi al capoluogo termale.
Sistema delle ville di San Giuliano Terme

Torri
Il fenomeno dell’incastellamento inizia in tutta Italia fra il IX ed il X secolo, quando affievolendosi il potere del Sacro Romano Impero, aumenta la necessità di ricoveri capaci di provvedere in modo autonomo sia alla sicurezza personale che a quella dei propri possessi.
Intorno all’ XI secolo i Monti Pisani furono al centro di una intensa vita religiosa, testimoniata dai numerosi conventi sorti in zona.
Inevitabile fu quindi la conseguente costruzione di piccoli centri abitati (Mirteto) o di vere e proprie roccheforti dalla vita monastica medievale.
L’espansione di Pisa come repubblica marinara diede un successivo naturale impulso alla costruzione di un gran numero di fortificazioni nella zona che presto assunsero posizioni di estrema importanza strategica per il controllo e difesa dalla vicina Lucca.
La zona dei Monti Pisani diventò quindi zona di confine tra l’egemonia di Pisa e quella di Lucca, con gli inevitabili scontri e con la progressiva fortificazione della zona.
Il gran numero di pievi, castelletti e torri d’avvistamento, ricorda al turista d’oggi come questa piccola porzione di alture che separano Lucca dalla Valle dell’Arno e quindi da Pisa, fu in epoca medievale, teatro di sanguinosi scontri o luogo di rifugio privilegiato.
Pieve Pugnano - Ville a San Giuliano Terme Chiese e monasteri
Sul territorio sangiulianese è rintracciabile e visitabile una ricca rete di architetture religiose che, fatta eccezione per il suggestivo monastero-romitorio paleocristiano di Rupecava e la Pieve di Rigoli (800), viene costruita prevalentemente, in "stile romanico", tra il 1000 ed il 1200. Il principale motivo di questa datazione risale probabilmente alla difficoltà da parte della Chiesa cattolica, dopo la caduta dell'Impero Romano, di erigere ovunque pievi e chiese senza urtare la suscettibilità dei "barbari" invasori dell'Italia.
Con l'incoronazione dell' '800 di Carlo Magno e soprattutto con la vittoria nel 1100 della prima Crociata, la chiesa poté coronare le sue attese ed inaugurare un'organizzazione ecclesiale in grado di avere un forte peso politico anche sulle autorità laiche locali.

Si registra allora il cosiddetto "boom" delle chiese erette nei castelli, nei borghi, nelle città o nelle piazze dei mercati, anche in diretto antagonismo dei "palazzi del popolo" e dei pochi castelli rimasti. Lo "stile romanico" viene sostanzialmente scoperto a imitazione delle antiche vestigia romane ancora superstiti e realizzato con una tecnica "primitiva e povera" utilizzando, nei "muri a secco" ,le pietre. Prediletto spesso da anonimi capomastri, all'architrave, l'arco romano a pieno sesto, ed alle colonne spesso "riciclate" ,vengono affiancati efficaci pilastri anch'essi in muro a secco.
Nel 1200 si assiste ad un consolidamento dello stile romanico, accostando, per esempio, il marmo alla pietra, ma con uno slancio che si esaurirà nel 1300 quando al "romanico" seguirà lo "stile gotico" che alla pietra prediligerà il "cotto". Uno stile che sarà il preludio alla costruzione, accanto alle chiese, di ambiziose abitazioni a cui seguiranno le ville ed i palazzi del 1400 e 1500.
Accanto a quella in stile, è comunque presente un'altra architettura religiosa con presenze anche di epoche più recenti, ma caratterizzanti spesso il costituirsi di comunità locali.In una sorta di itinerario delle architetture religiose possiamo decidere di partire dal Nord del confine comunale dove, a Ripafratta, si trova il monastero-romitorio chiamato Eremo di Rupecavo - famoso sin dai riti Bacchici e Lupercali -, nelle cui due grotte fu istituito un refettorio per i monaci e dove,nel 1600, pare si fermò anche S. Agostino d'Ippona per compilarvi il "De Trinidade". Nella solita frazione, da vedere la chiesa di S. Bartolomeo e quella della Compagnia del SS. Sacramento.

A Pugnano si trova la pieve di S. Maria e S. Giovanni (1050) ed il monastero di S. Paolo di Pugnano (1086). La prima con un'unica ed ampia aula rettangolare con tribuna semicircolare e con duecentesca aggiunta della seconda navata anch'essa absidata, fino alla seconda guerra era dotata di una maestosa Torre Campanara , oggi ricostruita . Della chiesa del monastero di S.Paolo rimangono fortunatamente le strutture originali utilizzate come supporto del ripristino romanico dell'edificio rovinato nel 1168 dai lucchesi. La chiesa primitiva era ad una navata absidata con facciata priva di elementi plastici con arco a pieno centro rialzato ed architrave monolitico. Successive modifiche tra il 1100 e 1200 hanno impreziosito la facciata con alcuni elementi architettonici.
A Rigoli si trova la Pieve di Rigoli, una perla architettonica dell'VIII secolo. Unica chiesa del territorio con ampia struttura a tre navate, ciascuna delle quali con abside semicircolare, conserva tracce della sua formazione come una delle più antiche testimonianze "viventi" di chiesa battesimale, con vasca custodita all'interno.
Si può ammirare all'interno un quadro della Vergine ritenuto opera del 1400.

Monastero PugnanoAltra pieve romanica è quella di Limiti di Pappiana, denominata pieve di S. Maria Assunta.
La pieve risale al 1100, con facciata in conci di pietra sovrapposti in linee perfettamente assestate e con un ingresso dato da stipi monolitici sorreggente un possente architrave. A Orzignano troviamo la chiesa di S. Bartolomeo.
Nella frazione di Metato rintracciamo la chiesetta di S. Cassiano, che presenta in facciata un anonimo aspetto neogotico di stampo ottocentesco, ma che in realtà conserva sotto l'intonaco, le strutture di un edificio molto antico, riportate alla luce recentemente all'interno e nella sola abside all'esterno.
A Campo troviamo una chiesa intitolata a S. Bartolomeo le cui strutture più antiche risalgono al X - XI secolo. Sempre a Campo da visitare la chiesa di S. Lorenzo.
Una datazione prossima a questa chiesa, è possibile attribuire alle strutture originali della chiesa di S. Giovanni di Ghezzano, già ricordata nel 1504 in località Piagge. Suggestiva è la chiesa di S. Maria di Colle Mirteto che conserva ancora integre, ad Asciano, le strutture risalenti al IX secolo. Ricordata nel 1150 come dipendente del monastero fortificato di S. Michele di Verruca, presenta ancora una interessante arcaicità di motivi decorativi delle mensole di stipite del portale della facciata e delle quattro mensole a prospetto della chiesa. Pianta a navata unica con abside semicircolare.
Ad Agnano possiamo visitare la chiesa intitolata a S. Girolamo e a S. Jacopo. Altre presenze romaniche ad Asciano, sono la chiesa romanica di S. Gerolamo e quella di S. Giovanni.
Tornando al Capoluogo di S. Giuliano, in località Bottano a Gello, si può scoprire in una corte l'antica chiesa di San Cristoforo, oggi detta "dell'Assunta" , con una facciata ancora ben conservata risalente al periodo della sua edificazione, agli inizi del 1200.

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