Il
territorio del Comune di Seravezza (ab. 12.362 - Kmq
39,37) è composto da una zona pianeggiante dove
sono situati i centri di Ripa, Pozzi e Querceta, un
fondovalle con i paesi di Riomagno, Malbacco, Corvaia
e Ruosina, e la zona montagna costituita dalle frazioni
di Cerreta San Nicola, Fabbiano, Giustagnana, Minazzana,
Basati, Cerreta Sant'Antonio e Azzano. Seravezza, il
capoluogo, è una ridente ed esclusiva cittadina
posta alla confluenza del torrente Vezza col Serra,
incorniciata dalle Alpe Apuane caratterizzate da vertiginose
pareti di marmo, da freschi boschi di castagni e da
limpidi ruscelli.
Le
prime notizie storicamente documentabili su Seravezza risalgono 1040, anche se insediamenti umani esistevano
sicuramente già in epoca preromana; Il nome "Seravezza"
sembra derivare da un toponimo del periodo Longobardo
(Sala Vetitia: centro di scambi commerciali). La storia
di Seravezza in epoca medievale è caratterizzata
dalle vicende dei nobili di Corvaia e Vallecchia e dalle
persecuzioni attuate contro di essi dal Comune di Lucca.
Vera e propria terra di confine, fu distrutta e occupata
innumerevoli volte, prima dalle truppe lucchesi, poi
da quelle fiorentine e infine da quelle francesi. Il
primo atto autentico del comune di Seravezza risale
al 1515, anno in cui la città offriva a Firenze
il Monte Ceragiola e L'Altissimo.
Duomo
dei SS. Lorenzo e Barbara
Situata
in una zona di eccezionale interesse panoramico, la
chiesa dedicata a San Martino è interamente in
marmo; si ritiene che sia stata costruita intorno all’anno
Mille e ampliata nel secolo XIII.

Fu
edificato tra il 1561 ed il 1565 per volontà
di Cosimo I dei Medici, duca di Firenze, a protezione
della magona del ferro. Dall’architettura semplice,
quasi severa di villa fortificata, è stato per
molti anni la residenza estiva della famiglia dei Medici,
degli Asburgo-Lorena e di altre nobili famiglie toscane.
Con il Regno d’Italia il palazzo divenne sede
del Municipio e conservò tale funzione fino al
1967. Al centro dello splendido cortile interno si trova
un pozzo con una vera ricavata da un unico blocco di
marmo bianco con colonne e architrave sormontato da
u trofeo raffigurante una trota. Una leggenda popolare
vuole che tale trota sia la copia di quella pescata
nel 1603 dalla Granduchessa Maria Cristina di Lorena
nel torrente Vezza, in prossimità della Chiesa
di S. Paolo a Ruosina. Oggi nelle sale del primo piano
del palazzo vengono allestite numerose mostre contemporanee
mentre al secondo piano si trova il Museo del lavoro
e delle tradizioni popolari della Versilia storica,
che riguarda le attività legate all’estrazione
e lavorazione del marmo, il lavoro nelle miniere, l’artigianato
tipico e gli usi e costumi della Versilia. 
Facilmente
raggiungibile è la cava delle Tagliate, sebbene
non sia di certo la più suggestiva. Più
complesso si rivela, invece, l’accesso ad altre
cave più affascinanti, ad esempio alla suggestiva
cava delle Cervaiole, sul monte Altissimo, da dove si
estrae il famoso Arabescato che da essa prende il nome.
La cava si raggiunge imboccando la strada marmifera
che si apre a sinistra dell’imbocco della Galleria
del Cipollaio e proseguendo per un tortuoso percorso.
L’itinerario può essere concluso scendendo
dal versante di Massa.
La geologia
L’origine delle Alpi Apuane risale a 200 milioni
di anni fa e deriva dal lento accumularsi di sedimenti
in un bacino marino. L’emersione è avvenuta
26 milioni di anni fa ed è stata seguita da movimenti
geologici compressivi; l’aumento di pressione
ha causato il fenomeno del metamorfismo che produce
un completo cambiamento della struttura primaria. La
roccia in cui l’effetto del metamorfismo è
più evidente è il marmo. In origine roccia
sedimentaria calcarea formata da organismi costruttori
come quelli delle odierne barriere coralline, con il
metamorfismo ha subito ricristallizzazione. Nelle Alpi
Apuane si trovano diversi tipi di marmo e queste differenze
derivano dalla purezza della roccia originaria. Sul
Monte Altissimo troviamo il “bianco statuario”,
un calcare bianco privo di impurezze; i marmi colorati
contengono, invece, altri minerali: il bardiglio è
grigio, verde il cipollino o le brecce di Seravezza.
Stazzema:
Cenni Storici:
Le prime documentazioni relative a Stazzema risalgono
al IX secolo. Matilde di Canossa fortificò i
passi di montagna, stimolando la civilizzazione della
zona.
Dal XV secolo, l'economia comincia a svilupparsi dalla
cava, che diventa l'elemento dominante della cultura
e della economia della zona.
Da non dimenticare ciò che avvenne a Sant'Anna
di Stazzema il 12 Agosto del 1944, quando le truppe
naziste irruppero nel villaggio e sterminarono più
di 500 persone, particolarmente donne, bambini e vecchi.
Il tragico momento è ricordato da un monumento
con l'ossario e da un piccolo museo.
Monumenti:
Il
Comune di Stazzema si contraddistingue dagli altri Comuni
della Versilia, per essere formato da una serie di piccoli
nuclei abitati assai distanti gli uni dagli altri e
per la maggior parte in altura.
L'attività principale è quella estrattiva;
numerose sono le cave di marmo statuario, ciclopici
monumenti che squarciano le montagne e riflettono nella
valle il suo bianco candore.
Si consiglia una visita per ammirarle anche da lontano
percorrendo le numerose strade di montagna.
Nel paese di Stazzema, con le sue costruzioni in pietra,
sono da segnalare la Torre dell'Orologio (Torre Medicea)
del 1739 e la Fontana Carraia del XVI secolo.
A poca distanza sorge il Santuario della Madonna del
Piastraio o Madonna del Bell'Amore, suggestivo edificio
eretto nel XVII secolo ove fu rinvenuta una immagine
della Madonna.
Si raggiunge percorrendo un sentiero per circa 5 minuti
a piedi partendo dalla Pieve. L'edificio è stato
restaurato nell'anno 2002-2003 e si presenta in ottime
condizioni. A pochi passi da Stazzema troviamo la Chiersa
di Santa Maria Assunta (IX secolo) dichiarata monumento
nazionale. Considerando anche la posizione in cui sorge,
una visita è da ritenervi d'obbligo. La sua facciata
si presenta semplice con un rosone marmoreo cinquecentesco.
L'interno assai più ricco è diviso in
tre navate da una serie di colonne sormontate da capitelli
gotico-romani. Nel presbiterio troviamo una pala raffigurante
la Madonna Assunta attribuita al Rosselli. L'altare
seicentesco è finemente lavorato ma, il pezzo
più importante dell'edificio è l'Organo
del Settecento.
Ai piedi del monte Corchia, troviamo i paesi di Retignano,
Terrinca e Levigliani, tutti da visitare.
Degna di nota in quest'ultimo la necropoli preromana.
Nel paese di Ruosina è interessante un monumento
molto particolare, una enorme trota in memoria di quella
pescata da Maria Cristina di Lorena nel 1603.
Pomezzana, con la sua Chiesa di san Rocco, conserva
importanti opere di oreficeria lucchese.
A Volegno, si conserva un'Oratorio del Cinquecento;
nella vicina Pruno, paese più conosciuto per
il Presepe Vivente, nella Chiesa di san Niccolò,
è ospitato un Museo dei Mestieri.
Isolasanta, piccolo paese ai piedi del monte Sumbra,
è celebre per le Marmitte dei Giganti, enormi
cavità erose dall'acqua nella dura roccia nel
corso dei millenni.
Da visitare anche nel paese di Sant'Anna il Monumento
Ossario ed il Museo della Resistenza.
Stemma:
D'azzurro alla sbarra d'argento caricata di un giglio
d'oro, posto in banda, accostato da due anelli dello
stesso; la sbarra sormontata da un castello torricellato
di due, al naturale, accompagnata in punta da un sole
d'oro. L'antico stemma della vicaria di Stazzema era
un braccio coperto di armatura, in atto di battere un
martello sull'incudine.
I simboli ricordavano la remota manifattura del ferro,
attiva nel territorio e rappresentata anche in uno dei
colori dello stemma, il nero. Gli altri colori, il rosso
e l'azzurro, erano propri della comunità. Col
passare del tempo, lo stemma è stato completamente
modificato. Fino all'inizio del secolo, l'antico lavoro
era ricordato da due pestelli neri, posti accanto al
giglio fiorentino, sormontati da un castello e illuminati
da un sole d'oro. I pestelli si sono trasformati, modernamente,
in due cerchietti, mentre rimangono, anche se posti
nello scudo in modo diverso, gli altri simboli, che
ricordano la torre di Stazzema e il dominio fiorentino,
e il sole, che è simbolo augurale.