Suvereto

A Suvereto si arriva dal mare, percorrendo l’Aurelia lungo la Costa degli Etruschi e deviando verso l’entroterra all’altezza di Piombino e Venturina.


SuveretoA Suvereto si arriva dal mare, percorrendo l’Aurelia lungo la Costa degli Etruschi e deviando verso l’entroterra all’altezza di Piombino e Venturina. Ma la sua cultura e le sue tradizioni sono tutte rurali, mentre il paesaggio che si incontra è già quello della collina toscana, seppure con impresse le tracce indelebili dell’ambiente di Maremma, dell’instabile e fascinoso equilibrio tra uomo e natura.
Suvereto è un suggestivo borgo di origine medievale, ancora oggi cinto di mura, a pochi passi dalla città etrusca di Populonia, in Toscana.
Centro dal clima particolarmente mite, è situato sulle dolci pendici che dalla valle del fiume Cornia salgono verso le colline metallifere; da queste prime alture si scorgono il Mar Tirreno, il Golfo di Follonica e l’Isola d’Elba. Alle sue spalle si snodano strade e sentieri in direzione delle città di Massa Marittima e Volterra. Il territorio ricco di sughere, olivi secolari e viti, riflette i caratteri dell’economia locale, basata tradizionalmente sull'agricoltura, le attività forestali e l'allevamento ed oggi anche su artigianato e turismo. In particolare i boschi di sughere, mescolate alla profumata e variegata macchia mediterranea, conferiscono al paesaggio una impronta esclusiva: il sughero, che qui chiamano più dolcemente suvero, è all’origine del nome stesso del paese ed è raffigurato nello stemma comunale insieme ad un leone andante, che un tempo si dice fosse rampante, quasi a testimoniare l’antica importanza di Suvereto.
L’insediamento sparso delle case coloniche, eredità dell’organizzazione mezzadrile dell’agricoltura, caratterizza sia la parte pianeggiante adiacente il corso del Cornia che i primi rilievi collinari che fanno da corona al capoluogo; mentre le pendici del Monte Calvi e la zona di Montioni sono quasi interamente coperte di boschi e macchie, ricche di molte specie di fauna e flora selvatiche che rendono queste località tra le più pregiate della Val di Cornia dal punto di vista ambientale. La vasta area boscosa di Montioni, in particolare, è divenuta di recente un grande Parco provinciale nel quale si snodano percorsi per il trekking e passeggiate a cavallo tra risorse naturali e resti archeologici di varie epoche. (cfr. scheda Montioni e i Parchi della Val di Cornia). Un sistema di poggi (Monte Peloso, Monte Pitti, Poggio Castello) rende il vasto territorio di Suvereto ancora più vario, ricco di scorci paesaggistici, di ambienti naturali e di valori storici in parte ancora da scoprire e valorizzare.

Suvereto - IL PALAZZO COMUNALEVISITARE SUVERETO:
IL PALAZZO COMUNALE (XIII secolo)
:
Si tratta di uno dei più significativi esempi di architettura civile medievale della Maremma.
La costruzione dell'edificio fu avviata nel XIII secolo, dopo la concessione della "Charta Libertatis" (1201) alla comunità suveretana da parte del feudatario Ildebrandino VIII degli Aldobrandeschi, conte palatino, per ospitare le magistrature del nascente comune.
L'assetto dell'edificio si conforma alle esigenze di un nuovo governo per la comunità, che impose molte funzioni e responsabilità ai magistrati del popolo, tra cui quella di giudicare sulle controversie tra i membri della comunità.
Con l'atto del 1201 Suvereto divenne il primo libero comune della Maremma settentrionale ed i suveretani acquisirono una serie di importanti diritti tra cui la possibilità di acquistare e vendere e quella di accogliere nel castello nuovi abitanti.
Il palazzo comunale è sormontato da un antica torre, oggi dell'orologio, un tempo della campana, che chiamava l'assemblea degli Anziani e costituiva uno dei punti di vedetta del piccolo centro.
L'ingresso è costituito da una breve e ripida scalinata coperta da un loggiato aperto e sorretto da alcune colonne: la loggia dei giudici, da dove si usava emettere e pubblicare le sentenze e decisioni comunitarie.
Sicuramente la struttura attuale (che è la reinterpretazione nei secoli delle strutture duecentesche) insiste su di un più antico nucleo abitativo, caratterizzato dal prevalente uso del legno verosimilmente su di una casa a pilastro di tipo pisano collocabile cronologicamente nei primi anni del '200.
Durante un indagine conoscitiva svolta dal dipartimento di archeologia dell'Università di Siena sono emerse, nei locali al piano terra, tracce della più antica cinta muraria del castello databile alla seconda metà del XII secolo e che delimitava la parte nobile dell'abitato dove era collocata la Rocca.

Suvereto - LA CHIESA DI SAN GIUSTO VESCOVOLA CHIESA DI SAN GIUSTO VESCOVO (IX-XII sec):
La chiesa parrocchiale è intitolata a San Giusto, vescovo di Volterra, che insieme ad altri vescovi quali Cerbone, Fiorenzo, Regolo, esuli africani sbarcarono in Val di Cornia nel VI secolo.
Il passaggio di questi santi è ricordato in tutta la vallata; infatti San Fiorenzo è il patrono di Campiglia M.ma, a San Cerbone è intitolata la Cattedrale Vescovile di Massa Marittima, San Regolo è ricordato nei toponimi nei pressi del santuario del Frassine.
Non è nota la data precisa di fondazione dell'edificio, che si ipotizza costruito su precedenti strutture paleocristiane.
Le prime attestazione si riferiscono a due brevi, rispettivamente del 923 e 924, firmati dal Vescovo Uniclusio in "Ecclesia S. Justi" nel distretto di Cornino che in quel periodo era sede vescovile.
Recenti studi confermano che il distretto di Cornino debba identificarsi con l'area di Suvereto e che pertanto la chiesa di san Giusto facesse funzione di cattedrale. Questo nel periodo di transazione tra l'originaria sede di Populonia e l'attuale di Massa Marittima.
Il completamente dell'edificio è avvenuto nel 1189, ad opera di Barone Amico e Bono di Calci, come attesta un iscrizione sul transetto di sinistra.
L'edificio ha pianta a croce latina, monoabsidato ed a navata unica.
Sulla facciata, a capanna, si aprono il portale di accesso ed un rosone quadrilobato.
Sul timpano è presente una decorazione a bande bianche e nere.
Lungo il perimetro dell'edificio sono presenti monofore strombate.
Il portale romanico è delimitato da due stipi sormontati da mensole, a decorazione fitomorfa e con protome umana centrale la prima, a motivi geometrici la seconda.
Sopra di esse è situato un architrave ornato con un tralcio di vite che esce dalla bocca di una figura centrale.
Sulle due colonne laterali poggiano due leoni che tengono tra le zampe dei busti umani.
All'interno dell'edificio è possibile ammirare un fonte battesimale ottagonale in pietra scalpellata realizzato nel XII secolo.
Attualmente il fonte battesimale si trova all'interno di un vano ricavato alla base del campanile ed ornato con un mosaico realizzato nella seconda metà del XX secolo dalla scuola vaticana di arte mosaica.
Nel transetto sinistro è posizionato un organo a canne datato 1718, realizzato da Domenico Francesco Mazzoni. L'organo era ubicato precedentemente presso la Chiesa della Madonna sopra la porta.
Addossato al lato sinistro della chiesa, non perfettamente allineato con la facciata della chiesa, si eleva il campanile a base rettangolare.
La cella campanaria presenta una bifora con arco a tutto sesto sul lato maggiore e una monofora su quello minore.
Danneggiato da un fulmine fu restaurato da maestranze locali nel 1884 modificando l'aspetto originario eliminando gli aspetti più tipici del romanico Toscano.

LA CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO (XIX secolo):
La chiesa di San Michele arcangelo, oggi sede del Museo di Arte Sacra, fu costruita nel 1881 dalla compagnia della Misericordia che qui aveva sede, accanto alla chiesa parrocchiale sull'area del vecchio camposanto.
La chiesa è stata abbandonata dopo poco e già agli inizi di questo secolo fungeva da sala parrocchiale.
L'ottimo restauro del 1999 l'ha riportata al vecchio aspetto ed ha permesso la realizzazione del Museo di Arte Sacra che custodisce le opere del patrimonio parrocchiale e artistico locale.
All'interno del museo hanno trovato posto una serie di dipinti ( XVII-XVIII secolo ) anticamente collocati nelle varie chiese della comunità.
Qui sono collocate anche due splendide statue lignee, raffiguranti l'angelo annunciante e la Madonna annunciata, realizzate nel XV secolo ed attribuite a Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta ( Siena 1410-1480).
Anche se non facente parte del patrimonio parrocchiale si può qui ammirare la quattrocentesca formella marmorea "La Madonna della Fonte degli Angeli" di Andrea Guardi, un tempo collocata sul timpano dell'omonima fonte (vedi scheda fonti).
L'opera è stata restaurata nel 1995 con il contributo di imprenditori privati suveretani.

Suvereto - IL CONVENTO E IL CHIOSTRO DI SAN FRANCESCOIL CONVENTO E IL CHIOSTRO DI SAN FRANCESCO (XII secolo):
Sulla cime di uno dei due colli su cui si estende il castello di Suvereto, sorge quanto resta dell'antico convento di San Francesco, con annessa chiesa conventuale.
Il convento fu fondato nel 1286 su terreno donato dai conti Aldobrandeschi di S.Fiora, già feudatari di Suvereto e fu consacrato da Fra Bartolommeo Vescovo di Grosseto, come riporta Rodolgo il cronista dell'ordine.
Il convento di Suvereto godeva di una certa importanza, ma non sopravvisse alle soppressioni del periodo napoleonico: infatti cu definitivamente chiuso e smembrato da Elisa Bonaparte Baciocchi, principessa di Lucca e Piombino, ai primi del XIX secolo.
Nell'ambito della storia della comunità è da segnalare che all'interno del convento venivano conservate le borse da cui si estraevano i nomi dei cittadini che avrebbero amministrato la comunità.
Il chiostro appare oggi in tutta la sua integrità. A pianta quadrata, ha su ogni sponda cinque arcate su pilastri. Al centro del chiostro era posizionata la cisterna, oggi scomparsa, che dà il nome alla piazza. Della chiesa di San Francesco, adibita oggi a casa vacanze, non restano che alcuni elementi della facciata, che ci richiamano l'antica funzione.
Addentrandosi nel convento, oggi trasformato in abitazioni private, si possono vedere elementi decorativi ed iscrizioni che ci raccontano la storia di questo complesso.
In particolare è da vedere un antico portale, finemente decorato, con stemma familiare dei Giannetti, lo stemma nobiliare degli Angelieri nonchè varie epigrafi funerarie e commemorative.
Nei pressi del convento, nell'estate del 1313, "fue cotto" l'imperatore del Sacro Romano Impero Arrigo VII di Lussemburgo.
Nella realtà l'imperatore morì a Buonconvento il 13 Agosto 1313 e come da sua disposizione testamentaria ne fu decisa la sepoltura a Pisa, capitale dei ghibellini toscani.
Nel trasportare la salma a Pisa, giunti nei pressi di Suvereto, che nel 1237 aveva partecipato alla lega ghibellina, fu decisa una sosta per dare una sistemazione al corpo dell'imperatore.
Qui la salma fu esposta al fuoco per preservarla dalla decomposizione.
Sembra che le imperiali spoglie abbiano trovato dimora per 2 anni a Suvereto in attesa che Tino da Camaino completasse il sepolcro funebre che tuttora le ospita nel duomo pisano.


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