Dal
1937 si corre a Porto S. Stefano il Palio Marinaro. È
una regata che mette in competizione 4 battelli, a quattro
vogatori e timoniere, in rappresentanza dei quattro Rioni
cittadini: CROCE, FORTEZZA, PILARELLA e VALLE. Il mare,
i colori del promontorio, la dura vita dei pescatori e
dei naviganti, le attese e le speranze di chi resta ad
aspettarli sulla riva, sono ben rappresentati dalla fatica
dei quattro equipaggi e della partecipazione corale degli
abitanti dei Rioni.
La
gara ha origini molto lontane. Si dice che la medesima
sia la rievocazione dell'inseguimento di una feluca
barbaresca ad una imbarcazione di pescatori locali che
scamparono alla cattura grazie alla loro bravura nella
voga. Ma questa è una leggenda, che tra l'altro,
fa poco onore al coraggio dei Santostefanesi. È
piuttosto verosimile che le origini siano ben altre
e risalgono al tempo dei Reali Presidi di Spagna, di
cui il Promontorio dell'Argentario faceva parte. Ad
avallare questa tesi, concorrono i disegni di Ignazio
Fabbroni, Cavaliere di Santo Stefano che navigava sulle
galere della squadra toscana a caccia di pirati. Il
Fabbroni, durante la sua attività, ebbe modo
di ritrarre l'aspetto di Porto S. Stefano, negli anni
dal 1664 al 1667 ed in un suo quadro, sull'acqua calma
della baia del Turchese, si notano quattro imbarcazioni
a remi con timoniere e quattro vogatori che sembrano
aver ingaggiato una gara per giungere sotto il bordo
delle grandi navi ancorate alla ruota.
Il
Palio non può non discendere anche, da quell'andare
e venire a forza di remi tra la terraferma e le navi,
per imbarcare marinai, soldati, ufficiali, acqua, armi,
merci. A forza di remi si esercitava la pesca costiera,
a remi venivano trainati i velieri quando rimanevano
in bonaccia. Il passaggio dalla fase lavorativa alla
fase ludica è automatico e naturale per molte
attività umane ed anche per la voga è
scattato lo stesso meccanismo. I quattro uomini che
per primi arrivavano a terra, ad un certo momento non
si accontentavano più dell'occhiata soddisfatta
del "padrone", ma cercavano l'ammirazione
delle ragazze del borgo e nei giorni di festa sfidavano
gli altri rematori. Era nato il "Palio". Non
si chiamò subito così. Si parlava di corse
di lance, di "guzzi", di "tartaroni",
fino al 1937 quando il Comune di Monte Argentario assunse
l'organizzazione della regata, dettando norme e regole
di quello che fu chiamato PALIO MARINARO DELL'ARGENTARIO.