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Degustazione olio d'oliva di Siena

Vi proponiamo quattro itinerari suddividono la terra di Siena in aree che presentano caratteristiche affini o di particolare interesse.


Vi proponiamo quattro itinerari suddividono la terra di Siena in aree che presentano caratteristiche affini o di particolare interesse. Cercando i produttori di olio DOP, tenete presente un itinerario, oppure passate liberamente da uno all'altro: ciò che conta è scoprire angoli nuovi della terra di Siena, attraverso strade che non sempre sono le più dirette e le più note, ma che conducono a luoghi unici.

Monteriggioni, castello medievaleItinerario Arancione
A nord di Siena, Monteriggioni, castello medievale pressoché intatto, ci appare ergersi ancora come un baluardo, oggi non più contro i secolari nemici della Repubblica di Siena, ma contro il tempo. Diceva già Dante che “... in su la cerchia tonda Monteriggioni di torri si corona” parlando della cinta muraria che ci è giunta intatta, anche se presenta torri di proporzioni insolite per una costruzione medievale: esse furono infatti abbassate nel ‘500, per adeguarsi alle necessità imposte dall’artiglieria e dalle armi da fuoco. Una cintura di ulivi accentua lo stacco tra la compattezza difensiva del sito e l’amenità della campagna circostante. Forza e dolcezza del resto sono il secolare binomio che caratterizza la campagna toscana. Nella sua singolarità Monteriggioni rimanda alla particolarità della sua costruzione. Castello di frontiera fra i possedimenti di Firenze e di Siena, spesso contesa fra le due, ci lascia immaginare ancora oggi la vita di una guarnigione arroccata a sorveglianza di un territorio ambito.
L'abitato di case basse, all'interno della cinta di quattordici torri, è interrotto da piazzette, piccole corti, orti. Sulla piazza, la Pieve del 1219, con la sua facciata di travertino e pietra serena, aggiunge una grazia austera al luogo che ha mantenuto l’impronta della funzionalità militare. Poco più di 40 abitanti presidiano la vita reale, dispensando la magia di un’atmosfera fuori dal tempo.
Monteriggioni Scesi dalla collina di ulivi di Monteriggioni, il nostro itinerario attraversa la Val d'Elsa, territorio carico di storia perché già evocato da personaggi quali Dante e Boccaccio, che vi nacque e vi visse a Certaldo, e perché teatro, fra l'altro, dello storico scontro che a lungo oppose Firenze a Siena. Poco distante, Abbadia a Isola.
Il piccolo borgo medievale costruito accanto all'abbazia cistercense (sec. XI, rimaneggiata nel XVIII), offre suggestivi scorci sulla campagna circostante e su Monteriggioni stesso. Colle Val d'Elsa è formata da due centri: Colle Bassa e Colle Alta. La prima, di epoca moderna e contemporanea, si coglie nel suo spirito arrivando nella vasta piazza centrale, che ci racconta di mercati e di fiere. Città di produzioni e di commerci Colle, celebre per i suoi cristalli.
Le botteghe meritano una visita, magari nella parte alta, medievale, a cui si accede dall'arco dominato da palazzo Campana. La via di Castello, anche questa in salita, va percorsa con un occhio attento agli edifici che la fiancheggiano, palazzi e case torri, fino al duomo rinascimentale. Colle è una città vera, dinamica. La campagna circostante, il paesaggio, in un certo senso sono lontani. Non sarà quindi una perdita di tempo sull’itinerario se vorremo visitare almeno uno dei tre musei più importanti della città: il Bandinelli, archeologico, il Museo d'Arte Sacra, nel palazzo vescovile, o anche il Museo Civico, nel palazzo dei Priori, dalla facciata riccamente decorata. Non saremo delusi. Poggibonsi, il cui centro storico ha sofferto di gravi distruzioni nell'ultimo conflitto mondiale, conserva una fortezza medievale. Imponente complesso architettonico di origini altomedievali, ha subito numerose evoluzioni nei secoli.
Di notevole interesse è il recente recupero archeologico dell'area, inserita in un articolato e ricco progetto di parco, innovativo per le proposte e per le soluzioni con cui viene illustrata l'evoluzione storica del sito, quali la prevista ricostruzione del villaggio altomedievale.
Dirigendosi verso San Gimignano, nello spirito che caratterizza questi itinerari, non prendiamo la strada principale, ma passiamo per la basilica e convento di San Lucchese. Fu San Francesco in persona a portare sulla via della santità un abitante del posto chiamato Lucchese, nonché sua moglie, il quale, sepolto nella chiesa che sarebbe presto diventata basilica, diede il nome allo splendido complesso. L'interno, di straordinaria ricchezza, presenta opere tra gli altri artisti di Giovanni della Robbia, Bartolo di Fredi, affreschi di Cennino Cennini e Taddeo Gaddi.

San GimignanoL'itinerario che ci attende poi per raggiungere San Gimignano non lo dimenticheremo facilmente, soprattutto nella sua parte finale, quando la città comincia ad apparirci alle svolte della strada, con le sue torri che, per quanto sappiamo superstiti di un numero molto più importante, ci appaiono comuque folte. Proviamo a scoprire il centro storico, vasto e degno di una vera città, se teniamo conto dell’epoca in cui è sorto, innanzitutto sperdendoci nelle vie laterali e da queste arrivando alle due arterie principali. Saremo ricompensati dagli insoliti scorci architettonici che si apriranno al nostro sguardo. Oppure, entrati dalla Porta San Giovanni, percorriamo la via dallo stesso nome, sentendoci uno dei tanti viandanti che per secoli ci hanno preceduto. I palazzi che fiancheggiano la strada ci riportano facilmente indietro nel tempo: i resti della chiesa romanico-pisana di San Francesco, le case torri del Duecento, la torre Cantagalli, il palazzo Pratellesi… per finire all'arco dei Becci, fiancheggiato dalla torre del palazzo Becci e dalla torre Cugnanesi.
Siamo alla piazza della Cisterna, immersi più che mai nel Duecento e nel Trecento. Possiamo scegliere fra il continuare la nostra visita all'esterno, nel nostro gioco di visitatori di un'altra epoca e lasciandoci trasportare dalle fantasie che quanto ci circonda può suscitare in noi, oppure nel soffermarci su uno o più dei gioielli artistici che troviamo dovunque. Se siamo alla ricerca di atmosfere, non tralasciamo una visita all'oratorio di San Giovanni, dove un'Annunciazione dolcissima, attribuita al Mainardi (1482), ci sorride da sopra il trecentesco fonte battesimale di Giovanni di Cecco, per entrare poi nella Collegiata. Ci ritroviamo circondati dagli affreschi dei maestri più famosi del Trecento e del Quattrocento italiano: Lippo Memmi, Bartolo di Fredi e Domenico Ghirlandaio.
Possiamo ammirarli con l'occhio della critica che li situa fra le maggiori opere di quel periodo, oppure solo osservarli con la curiosità di un visitatore dei nostri giorni che riscopre nei particolari più nascosti - una coperta, un vaso, un atteggiamento - un legame con dei nostri simili vissuti più di sei secoli fa. Il contesto legittima queste fantasticherie.
Fuori dalla città ci attende una campagna lussureggiante e coperta di vigne e di olivi. Dopo aver cercato di cogliere ancora qualcuna delle magiche atmosfere che San Gimignano continuamente regala, percorrendo la via fuori le mura, e scendendo magari fino alle antiche fonti, riprendiamo la strada in direzione di Certaldo, ai limiti del Senese e ormai in terra fiorentina.
Sul percorso, meritano una sosta il seicentesco santuario a Pancole, così come i resti di un'abbazia romanica (sec. XI) a Badia a Elmi. Giungendo a Certaldo, che già appartiene alla provincia di Firenze, vale la pena entrare nel centro storico alto, con i suoi bei palazzi medievali e il ricordo di Boccaccio che ci si ripresenta più volte nella nostra passeggiata.

Itinerario Rosa
BuonconventoDa Buonconvento a Monteoliveto, passando da Pieve a Salti e San Giovanni d'Asso: un itinerario insolito ma di grande emozione. La strada inizialmente offre la visione della Val d'Orcia fino all'Amiata quale poteva essere nei secoli scorsi. L'incantevole scenario viene poi mosso da rocce e dirupi, diventando simile ai paesaggi che fanno da sfondo in molti quadri del primo Rinascimento.
San Giovanni d'Asso appare raccolta attorno al castello (sec. XIII-XIV), quasi a guardia dell'accesso alle "crete senesi". Non manchiamo San Pietro in Villore, romanica, raccolta, preziosa di purezza. Proseguiamo per Asciano, attraverso Chiusure. Questa è una strada da percorrere adagio, cogliendo i particolari vicini e lontani che si svelano ad ogni dosso, ogni curva. Le "crete" sono uno dei paesaggi che più hanno colpito nei secoli i viaggiatori, a seconda dei periodi incantati o addirittura disturbati da questo insolito territorio. Seguendo poi a sinistra l'indicazione per Monteoliveto, tutto cambia improvvisamente: tra le pareti fragili, sopra voragini che sembrano voler inghiottire le dolci
ondulazioni delle colline, emerge l'abbazia avvolta dal verde cupo degli alberi secolari. Gli impressionanti calanchi introducono all'atmosfera del sito.
Il silenzio fa parte del fascino del luogo scelto dall'ordine olivetano per erigere il complesso monastico (1313), che per secoli ha accolto i figli delle migliori famiglie senesi. Colpiscono l'architettura solenne e austera, i magnifici stalli intarsiati all'interno della chiesa, il chiostro affrescato da Luca Signorelli e dal Sodoma, la biblioteca. La presenza dei monaci, cordiale e discreta, ne fa un luogo vissuto, una sosta che riporta alla rigenerante dimensione dello spirito. Ritorniamo verso Asciano, deviando subito a destra per Trequanda. attraverso le fantastiche "crete".
Terre di SienaPercorso privilegiato, appena punteggiato da qualche podere dai colori della terra di Siena. La diversità delle stagioni è qui una dimensione da assaporare. La lucentezza degli ulivi, le sfumature dei cieli, la presenza stessa dell'uomo, rivelata ora da una scala nella stagione della raccolta, ora dall'abbaiare dei cani, ora dal fumo pigro cha sale da qualche camino, ci ricordano che il tempo può scorrere con ritmi armonici.
Trequanda si presenta raggruppata intorno alla sua torre tonda e rassicurante. Nel minuto centro storico, una piazzetta: la normalità della bellezza dell'insieme è interrotta dalla facciata a scacchiera in pietra ocra e bianca della piccola chiesa romanica. È un gioiellino: memoria più che monumento, opera di lavoro più che capolavoro, che però ha il dono di riportarci all'atmosfera di quei tempi in cui anche alla casa di Dio si andava per forza e per amore.
Continuando con meta Pienza, entriamo nel piccolo centro di Montisi, esempio ben conservato di vita in un tipico borgo del Senese. L'enorme grangia fortificata all'entrata ricorda la ricchezza dello Spedale senese di Santa Maria della Scala, basata su vaste proprietà in campagna. Le chiese del borgo, come quella dell'Annunziata, conservano splendide opere di scuola senese ed un piccolo ma significativo museo della locale Confraternita, che per secoli si è occupata elle esequie dei defunti.
Proseguiamo la strada per Castelmuzio, paese che si direbbe sperduto e presenta da un lato angoli urbani da idillio toscano, dall’altro, la maestosa pieve romanica di Santo Stefano a Cennano (origine sec. IX). Quindi arriviamo a Sant’ Anna in Camprena, solitario monastero (1324) che nel refettorio presenta importanti affreschi del Sodoma, restaurati. Intorno, l’arte continua nel paesaggio. Arriviamo a Pienza. Nata dall'ambizioso sogno di un suo cittadino diventato papa, Pio II Piccolomini (1405-1464), Pienza doveva rappresentare la città ideale del Rinascimento.
La morte del papa interruppe il sogno, ma rimasero ben cinquantamila fiorini che permisero a Bernardo Rossellino di innalzare in pochi anni (1459-1462) intorno alla piazza principale il duomo ed i palazzi, familiare ed episcopale, dei Piccolomini. La visita è di rigore: passando dal duomo al palazzo e al suo giardino, la perfezione dei rapporti spaziali induce reali sensazioni di benessere fisico. A tutte le ore la piazza emana il fascino palpabile della città ideale che avrebbe dovuto essere.
Le sere d'estate risuona gaia delle grida dei bambini sul loro terreno privilegiato di gioco. Intorno, sui gradini di pietra e ai tavolini del caffé, dove si sono seduti persone famose in incognito e persone qualunque, gli uni affascinati da tanta bellezza, gli altri abituati, gli adulti si scambiano le chiacchiere di fine giornata, con quella musica che la "favella senese" fa risuonare anche ad orecchie a cui l'italiano risulta incomprensibile. Percorsa la via principale, bisogna perdersi nelle vie laterali soffermandosi sui particolari: i fiori su una scala, una vetrina di bottega, un cortile, un cornicione... Percorrendo questo museo a cielo aperto della vita nella prima città ideale della storia, entriamo anche nel museo coperto: nella nuova sede ristrutturata del palazzo vescovile, ospita una raccolta ricchissima di opere legate alla storia di Pienza.
La strada che consigliamo per Monticchiello è una diramazione che scende sulla sinistra, immediatamente uscendo da Pienza in direzione di Spedaletto, Bagno Vignoni. L'assenza di asfalto obbliga all'andatura giusta per assaporare lo snodarsi di questo itinerario che è stato definito un patrimonio da conservare in tutta la sua rarità. I poderi ed i cipressi disseminati magicamente, il gioco di orizzonti vicini e lontani, gli odori ed i profumi che in qualunque stagione ci circondano, fanno venir voglia di percorrere un tratto a piedi per approfittarne pienamente. A Monticchiello, prima ancora di varcare la porta delle mura, godiamo del panorama che spazia sulla Val d'Orcia. I profili di Radicofani, San Quirico, Montalcino, l'Amiata… si delineano all'orizzonte.

La cinta duecentesca racchiude un borgo senza emergenze monumentali, ma non certo privo di grande fascino. Si raggiunge l’apice della bellezza paesaggistica sul percorso da Monticchiello verso Spedaletto. Questo tratto di strada andrebbe fatto con un mezzo lento, perché il desiderio di fermarsi ad ammirare diventa irresistibile.
Questi sono itinerari incompatibili con la velocità, quindi facciamo questa strada comunque, ogni volta che è possibile. Risalire per dirigerci a Montepulciano sarà solo un piacere raddoppiato.
Montepulciano fronteggia Pienza dall'altra parte di una valle, un tempo palude, che a lungo divise i territori dello stato di Siena dalla fiorentina Montepulciano. L'appartenenza fiorentina è del resto evidente al primo colpo d'occhio scendendo da porta al Prato verso la piazza Grande, in cui domina il duomo circondato da imponenti palazzi. Le chiese e palazzi che bordano le vie in discesa permettono di spaziare dallo stile gotico, al rinascimentale, al barocco. Riconosciamo la mano di insigni artisti ed architetti nelle facciate e negli interni, da Michelozzo (l'architetto preferito di Cosimo I de’ Medici), ad A. Pozzo, ad Antonio da Sangallo il Vecchio. Il museo civico permette di ammirare, fra gli altri, lavori della scuola di Duccio (1320), del Sodoma e dei Della Robbia.
Ma è l'atmosfera di Montepulciano, in cui spesso aleggia una sorta di presenza fiorentina insolita in terra senese, ad affascinarci. Qui sono nati il grande Poliziano (1454-1494) ed il cardinale Bellarmino (1542-1621), il grande avversario di Galileo. Qui, poco lontano dalla città, Antonio da Sangallo il Vecchio (1518-1545) ha realizzato nella chiesa di San Biagio dalla bella e inconfondibile cupola, il suo capolavoro, che resta uno dei luoghi più raccolti e armoniosi della regione. Seduti ad un tavolino del bar Poliziano, dal confortevole interno Liberty, sarà difficile staccare la vista dal panorama sfumato della Val di Chiana sottostante… Con il panorama, l'atmosfera elegante e conviviale ne fa uno dei più famosi caffé storici d'Italia. Montepulciano offre inoltre numerose botteghe artigiane di pregio.
Chianciano è una città in cui tutto è messo in opera per aiutare a recuperare la forma fisica grazie alle acque termali di cui il Senese è ricco. Dirigendoci verso Chiusi penetriamo invece nel cuore del territorio di una delle più ricche e potenti città etrusche, che conobbe il suo apogeo fra il VII e il IV secolo a.C. La memoria e l'importanza di questa eredità storica sono ben resi dal Museo Archeologico Nazionale, che presenta le sue collezioni in modo attuale e stimolante.

Itinerario Verde
A Lecceto non è raro trovare, soprattutto la domenica, i Senesi venuti ad approfittare del sito selvaggio in cui si trova un antico eremitaggio, con elementi architettonici duecenteschi e trecenteschi. Gli eremitaggi in realtà sono due, perché, avendone il tempo, possiamo spingerci sino a quello di San Leonardo al Lago, vicino a quella che era appunto anticamente una palude. Esisteva già nel XII secolo, fondato dai benedettini e anche Santa Caterina vi soggiornò.
La chiesa fu trasformata nel Quattrocento e vi troviamo oggi tra l'altro affreschi di Lippo Vanni ed una Crocifissione molto senese di Giovanni di Paolo. Questa sosta ci introduce ad un itinerario che si snoda fra alcuni dei paesaggi senesi più caratteristici, anche se spesso diversi da quelli che pensiamo questa terra possa offrirci. Saremo colpiti dalla varietà del paesaggio, mutevole rapidamente, mentre lasciamo alle spalle Siena, il cui profilo spesso ritroveremo sul nostro cammino, in direzione di quelle che un tempo erano le Maremme senesi. Da Sovicille sino a San Galgano, da dove devieremo di nuovo dirigendoci verso Buonconvento e la Cassia, è importante fare attenzione ai particolari che ci si pareranno davanti, piccoli e grandi gioielli che da secoli accompagnano la vita degli abitanti di queste campagne.
Arrivando a Sovicille (già dall'etimologia accreditata "Suavis locis ille", il luogo appare, appunto, soave) incontriamo la pieve romanica di San Giovanni Battista al Ponte allo Spino, austera, affiancata da una torre campanaria, adibita un tempo a funzioni di difesa. Seguendo il torrente Rosia, improvvisamente la valle si fa stretta, anzi, diventa una vera e propria gola. Sulla sinistra, appare il Ponte della Pia, tipico ponte medievale a schiena d’asino. Vuole la leggenda che su di esso appaia il fantasma di Pia dei Tolomei, da cui il nome, per manifestare le sue pene d'amore. Oltre il ponte, un largo sentiero prosegue nel bosco, invitante per una passeggiata che inizia da un luogo così suggestivo. Tra i molti campanili delle chiese che incontriamo, ci invitano ad entrare quello della chiesa di Rosia, in cui si trova un trittico del Cozzarelli, o quello della chiesa di Frosini, dove si trova un reliquario decorato con scene della vita di San Galgano. Il castello di Frosini, di origini medievali, domina la bella vallata che dal boscoso Poggio ai Massi si apre sulla valle del Feccia, che ci introduce al territorio di San Galgano.
RosiaUn’alternativa valida a questo primo tratto dell’itinerario potrebbe essere da Rosia, attraverso Torri, Stigliano, quindi seguire la strada che sulla sinistra aggira il colle Poggio Siena Vecchia, e attraversondo Causa raffiungere la strada per Frosini. Oltre al paesaggio, potremmo qui ammirare l'abbazia di Mustiola, vallombrosana, una delle presenze autorevoli che ci rimandano, come altre che incontreremo, alla presenza dei monaci nel medioevo in questo territorio. L’esterno è molto sobrio, l’interno ritmato dall'alternarsi delle fasce bianche e nere proprie dello stile pisano. Accanto, un chiostro a tre livelli, in marmo, mattoni e legno. Bellezza, equilibrio e serenità emanano dal luogo. Ci fu un tempo in cui gli ordini monastici avevano qui importanza e potere. In cui il loro ruolo risultava essenziale sotto molti punti di vista per il territorio ed i suoi abitanti. Di tutto questo le abbazie, o quello che di loro resta, rimangono una testimonianza concreta che ci coinvolge con sensazioni spesso uniche.
San GalganoQuesto è ancor più vero per San Galgano, potente costruzione, che si erge in un territorio disabitato con mura possenti e priva del tutto di copertura. Aggirarsi nella chiesa, che risale ai primi decenni del Duecento, fra le alte colonne cruciformi che separano la navata centrale dalle laterali; guardare la luce entrare dall'alto e dalle grandi finestre, i piedi sul suolo oggi ricoperto d'erba, procura sempre emozioni uniche. è un miracolo della storia, che ha voluto preservare un’opera di architettura pura, senza più funzioni se non quella della testimonianza del tempo, nella sua essenzialità fatta di forme gotiche di mattoni e travertino sotto il tetto azzurro del cielo. Sopravvive accanto la struttura della sala capitolare, anch'essa in austero stile cistercense. Siamo di fronte ad uno dei due edifici più importanti del gotico cistercense in Italia (l'altro è l'abbazia di Fossanova vicino a Latina), ma soprattutto siamo colpiti da come un insieme così mutilato riesca a comunicare ancora oggi sensazioni così profonde. Su di una collinetta accanto, prima di entrare per vedere la spada che lo stesso San Galgano piantò nella roccia, osserviamo un panorama che si estende a vista d'occhio, per una volta pianeggiante, prima di riprendere la strada.
Raggiunta Monticiano, troviamo ancora una bella chiesa - duecentesca ma con interessanti rifacimenti barocchi - che fiancheggia un convento. Qui possiamo ammirare gli affreschi nella sala del capitolo, di Giovanni di Paolo, Cozzarelli e Bartolo di Fredi, perfettamente restaurati, notevoli per le atmosfere luminose, la composizione geometrica, i particolari degli elementi di vita quotidiana.
La Riserva naturale di Tocchi occupa un tipico ambiente collinare toscano, con una vegetazione straordinariamente ricca, nonché una fauna selvatica preservata. In alcuni corsi d'acqua si ritrovano anche il tritone alpestre e il gambero di fiume.
I resti del Castello di Tocchi aggiungono un tocco suggestivo al luogo.
Il resto dell'itinerario, che si dirige, passando per Vescovado e per Murlo, a Buonconvento, va percorso con calma, lasciandosi prendere ancora una volta dal paesaggio che attraversiamo. In particolare, la valle del Merse, con le sue risaie offre lo spettacolo insolito dei colori del riso nelle varie stagioni. Stretta tra le alture, aquista lucentezze e riflessi ora verdi, ora dorati, che rendono ancora più mutevole e suggestivo il paesaggio.
San Lorenzo a Merse, Casciano, Vescovado meritano tutti una sosta per ragioni diverse. Siamo qui in terra etrusca come gli scavi di Poggio Civitate ricordano continuamente. Un moderno e ricco museo a Murlo raccoglie i materiali recuperati dagli scavi degli edifici etruschi di Poggio Civitate e si trova nell'antico borgo del castello di Murlo. Sono esposti non solo i numerosi bellissimi oggetti che, non provenendo da tombe, ci parlano direttamente della vita domestica quotidiana e delle attività artigiane degli Etruschi, ma anche reperti architettonici rari, come il tetto ed il frontone di un edificio in terracotta del V secolo a. C. e il celebre "Cappellone", diremmo quasi un etrusco che vestiva alla cow-boy, diventato il simbolo di Murlo. L'imponente palazzo episcopale ci ricorda poi che siamo nel borgo fortificato, antico feudo dei vescovi di Siena. A Buonconvento, in piano, ancora cinto delle sue mura, tappa obbligata sull'antica via di Roma, ritroviamo, nelle vie e nei vicoli del centro, le atmosfere medievali che la terra di Siena così sovente ci regala. è il posto giusto per ritrovare nel Museo di Arte Sacra della Val d'Arbia diverse opere di scuola senese prove nienti dalle chiese della zona.
Le dolci Madonne di Sano di Pietro, di Andrea di Bartolo e di Benvenuto di Giovanni ci ricordano i paesaggi che l'itinerario ci ha permesso di attraversare. A Buonconvento inoltre, il recente ed interessante Museo della Civiltà Contadina presenta quegli elementi che sono stati alla base di un modo di vivere e lavorare oramai scomparso.

Itinerario Verde
Questo percorso permette di spaziare dai territori dell'antica Comunità di Montalcino, per secoli seconda città dello Stato Senese, alle alture che dominano la Val d'Orcia, fino ai primi contrafforti dell'Amiata. Venendo da Buonconvento, lasciata la Cassia, per salire verso il nitido ed inconfondibile profilo di Montalcino che si staglia sulla nostra destra, possiamo fare un'interessante deviazione a Badia Ardenga, antico monastero vallombrosano (XI sec.) di architettura romanica, con elementi lombardi e francesi, in parte rimaneggiato successivamente.
Arrivati a Montalcino, è importante allontanarsi dall'itinerario più seguito dai visitatori (che dalla fortezza scendendo verso piazza Garibaldi raggiunge la piazza del Popolo, dominata dall'antico palazzo Comunale, e percorre via Mazzini, l’unica pianeggiante che attraversa la città) privilegiando i percorsi alternativi. Due di questi portano da piazza Cavour, sede del Comune (antico cinquecentesco Spedale di Santa Maria della Croce) a San Francesco (antico convento, attualmente struttura ospedaliera, affiancato dalla cinquecentesca chiesa della Misericordia) da un lato, e da via Soccorso Saloni, scendendo fino in fondo a via Donnoli verso il luogo detto di Santa Margherita, anche se la chiesa non vi è più da secoli.
Dagli spiazzi di San Francesco come di Santa Margherita la vista si allarga sull'anfiteatro naturale su cui è costruita la città nel suo piano originario medievale. Dallo scenario armonioso e maestoso emergono le torri delle chiese e dei palazzi, mentre l'eco riporta i suoni e le voci che si ripercuotono da più direzioni. Alle nostre spalle la vista spazia sul territorio attraversato dalla via Cassia sino a Radicofani, la cui fortezza chiaramente visibile in lontananza ci ricorda di aver segnato per molti secoli il confine dello Stato di Siena e poi del Granducato di Toscana con lo Stato della Chiesa.
L'altro panorama mozzafiato, sul lato nord della città, dal belvedere che fiancheggia la cinquecentesca chiesa della Madonna permette di vedere, nelle giornate più chiare, le torri di Siena. Verso ovest, la vista spazia verso la Maremma, su colline coperte di boschi di lecci a perdita d'occhio. L'ora più propizia è verso il tramonto, quando il sole regala colori dorati di straordinaria bellezza. Una vista a 360°, che consente di capire il ruolo che per secoli la città ha svolto dall'alto del suo colle, si ha dagli spalti della fortezza, voluta dai Senesi per tenere Montalcino a bada in tempi in cui la sua fedeltà non era ancora così sicura.
Per la morente Repubblica di Siena la città combatté coraggiosamente nel corso di un memorabile assedio che vide più di 20.000 uomini accampati sotto le sue mura e la Repubblica di Siena ritirata in Montalcino fu, a metà del Cinquecento, il centro della resistenza al dominio mediceo, sostenuto dagli eserciti di mezza Europa. Gli abitanti, un tempo mercanti e artigiani, convertiti nell'Ottocento all'economia agricola, sono particolarmente fieri di queste antiche glorie la cui memoria è viva. È interessante percorrere il territorio circostante seguendo strade che, anche se non sempre asfaltate, si snodano in una campagna curatissima, ricca di ulivi e immensi vigneti. Se qui oggi le rose piantate in capo ai filari aiutano a prevenire le malattie delle vigne, gli ulivi, alcuni dei quali secolari, tradizionalmente bordano i confini di certi campi, oltre a costituire piantagioni. Perdendosi fra viti ed ulivi, aiutati nell'orizzontarsi dalla presenza sullo sfondo dell'Amiata, ci si può recare ai centri, oggi frazioni, di Camigliano, grazioso paesino attorno alla villa-castello da cui prende il nome, quindi di lì verso Poggio alle Mura (oggi Castello Banfi), straordinario castello medievale, sede di un interessante museo del vetro.
Abbazia di Sant'AntimoUn altro itinerario consiste nel recarsi verso Castelnuovo dell'Abate e a Sant'Antimo, abbazia romanica tra le più belle e situata in uno dei posti più suggestivi della Toscana. L'avvicinarsi all'abbazia è un crescendo di emozione, quando appare in mezzo agli ulivi e, in stagione, ai campi di grano. Il luogo merita una visita attenta e rispettosa dell'atmosfera che i monaci hanno saputo mantenere. La strada che, lasciando sulla destra l'abbazia di Sant'Antimo, permette da Castelnuovo di ricongiungersi alla strada di Sant'Angelo, è indubbiamente una delle più affascinanti della regione. Sul suo percorso si trovano poderi il cui sito risale all'epoca romana, come vari ritrovamenti e toponimi locali ricordano chiaramente.
L'antico comunello di Sant’Angelo ha oggi l'aspetto di un piccolo paese in cui la vita scorre tranquilla ma non noiosa. Prima di ritrovare la Val d'Orcia, soffermiamoci a considerare il territorio che qui smorza i rilievi annunciando la Maremma, che comincia oltre l'Ombrone. Prima dei Romani, di cui ancora la terra profondamente arata restituisce talvolta qualche vestigia, percorsero queste terre gli Etruschi. Soprattutto d'estate, nel pieno della calura, il paesaggio sembra restituire la fatica di antichi viaggi percorsi a piedi fra radi abitati che sembrano miraggi. Ritornati verso la Cassia, che tante genti vide passare verso Roma, amici, nemici e pellegrini, raggiungiamo San Quirico attraverso il vecchio itinerario da Torrenieri, anch'essa antico luogo di sosta. In primavera la strada, pressoché deserta, consente di ammirare la ricchezza della flora locale, trionfo di colori e di profumi, che vanno dai tulipani selvatici, ai giaggioli, alle ginestre.
L'antica Cassia attraversa San Quirico da porta a porta. Come milioni di viandanti che ci hanno preceduti, restiamo incantati dal portale della Collegiata (sec. XII) che ci accoglie all'entrata della piazza, a cui fa da sfondo l'elegante palazzo Chigi, (sec. XVII) splendidamente restaurato. Attraversiamo il paese, attenti alle architetture delle case e non senza aver visitato la chiesa di San Francesco, per uscire dall'altra porta. Volendo percorrere il perimetro delle mura entriamo negli Horti Leonini, che ci rimandano ad atmosfere rinascimentali. Fuori ci attende la Val d'Orcia, splendida in tutte le stagioni. La miglior cosa è perdersi, preferendo strade di campagna, se possibile.
Le mete sono molteplici, e ciascuna consente di ritrovare la Cassia per riprendere il percorso verso sud. Castiglione d'Orcia, e la vicina Rocca d'Orcia, già sui contrafforti dell'Amiata, con la sua imponente rocca, da cui si ha una visione panoramica. Bagno Vignoni è forse il luogo più romantico della Val d'Orcia. Qui, nella piscina termale, da cui, tra i riflessi delle antiche case circostanti, salgono in inverno vapori incantati, si bagnarono Santa Caterina ed i soldati della Repubblica di Siena, principi e papi, viaggiatori venuti da ogni parte del mondo.
I recenti scavi archeologi, visitabili, ci rimandano ai tempi in cui qui ferveva il lavoro dei mulini, alimentati da quella stessa acqua che ancora precipita calda e fumante nell'Orcia, in uno scenario improvvisamente aspro e grandioso. Sulla strada che da Bagno Vignoni porta a Pienza, troviamo l'antico castello-ospizio di Spedaletto (sec. XII). Posto sulla via Francigena, non lontano dall'antico ponte sull'Orcia, svolgeva un duplice ruolo di ricovero dei pellegrini "romei" e dei viandanti e di difesa di un punto strategico dell'importante asse di comunicazione. Assolse a queste funzioni per diversi secoli, amministrato dallo Spedale di Santa Maria della Scala di Siena, e venne adattato alle armi da fuoco in epoca rinascimentale. Continuando verso sud, non tralasceremo di visitare Bagni San Filippo, con le sue pittoresche cascate di calcare, depositato dalle abbondanti acque termali.
Il riferimento finale resta la rocca di Radicofani, che segna la fine di questo territorio e che per tanti secoli, spesso rifugio di briganti, indicò la frontiera fra i territori dello Stato fiorentino, e prima senese, e quelli degli Stati del Papa. Dall'alto della rocca la vista rimanda, attraverso la Val d'Orcia, verso Siena regalandoci ancora l'eterno incanto di questa terra.


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    In un suggestivo ed incontaminato paesaggio collinare, sulla sommità della collina, con vista mozzafiato sulle medioevali torri di San Gimignano, dal quale dista circa 7 Km, si erge L'Agriturismo La Lucciolaia.
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  • Agriturismo Villa il Palagetto Farmhouse San Gimignano Siena Agriturismo Villa il Palagetto
    Agriturismo Villa il Palagetto ubicato nelle immediate vicinanze del centro storico della medioevale San Gimignano, nel cuore della emozionante Toscana di collina.
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  • B&B la Fornace di Racciano Bed Breakfast San Gimignano Siena B&B la Fornace di Racciano
    La Fornace di Racciano, delizioso Bed and Breakfast a 2 km dal centro storico della medioevale San Gimignano, e' situato in un autentico casale toscano, immerso in un grande giardino fiorito.
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  • Agriturismo Cesani Farmhouse San Gimignano Siena Agriturismo Cesani
    A metà strada tra Siena e Firenze, in una piccola frazione, Pancole, a 6 km dal centro di San Gimignano immersa tra vigneti e oliveti, è ubicata l'Azienda Agricola Biologica Cesani.
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  • Marignolle relais & charme Hotel Firenze Florence Marignolle relais & charme
    Il relais di charme Marignolle, adagiato sulle colline di Firenze, è la soluzione ideale per chi desidera un luogo di eccellenza e di relax, per chi ama privacy e tranquillità senza rinunciare alle attenzioni e i servizi di un hotel di lusso.
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  • Il Convento di Monte Pozzali Farmhouse Massa Marittima Grosseto Il Convento di Monte Pozzali
    Il Convento di Monte Pozzali è un antico monastero del XII secolo oggi completamente ristrutturato ed adibito a residenza di campagna di alto livello.
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  • Agriturismo le Caggiole Farmhouse Montepulciano Siena Agriturismo le Caggiole
    A Montepulciano, in uno spicchio di terra immerso tra secolari lecci e querci , uliveti e vigneti , ecco il Podere Le Caggiole, antica dimora della Famiglia Martinelli e degli ospiti dell'Agriturismo.
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  • B&B Giardino dei Sugheri Bed Breakfast Scarlino Grosseto B&B Giardino dei Sugheri
    Il Bed Breakfast il Giardino dei Sugheri è ubicato in Maremma e nasce da un'attenta ristrutturazione di un antico podere toscano.
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  • Relais Hotel Vedute Hotel Fucecchio Florence Relais Hotel Vedute
    Relais Hotel Vedute a Fucecchio è immerso nel verde della campagna Toscana in una posizione strategica per raggiungere Firenze, Lucca, Pistoia, Pisa e Siena.
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Le nostre proposte eno-gastronomiche nei dintorni di Siena

Itinerari del gusto in Toscana

  • Cucina Toscana Toscana Tutta Toscana Cucina Toscana La cucina toscana, apprezzata in tutto il mondo per la raffinatezza dei suoi piatti ricchi di ingredienti genuini e saporiti, è una tipica espressione della dieta mediterranea, ritenuta tra le più sane e gustose.
  • La strada dei sapori della Valtiberina Anghiari Arezzo La strada dei sapori della Valtiberina La Valtiberina è la valle del Tevere dove si incontrano gli autentici sapori e profumi della campagna, dove il limite tra biologico e naturale è impercettibile.
  • Lardo di Colonnata Massa Massa Lardo di Colonnata Il lardo di Colonnata è una delizia da assaggiare, magari concedendosi un week-end sulle Alpi Apuane.
  • Il vino della costa Etrusca Castagneto Carducci Livorno Il vino della costa Etrusca La Strada del Vino Costa degli Etruschi propone i suoi grandi vini e un un territorio, situato in una fascia parallela e contigua al mare
  • Chianti Classico Radda in Chianti Siena Chianti Classico Itinerario alla scoperta del Chianti Classico con cantine dove gustare il vino.
  • Vino delle Colline di Arezzo Arezzo Arezzo Vino delle Colline di Arezzo La Strada del Vino TERRE DI AREZZO si snoda in una dolcissima campagna con vini eccellenti, artigianato tradizionale e proposte gastronomiche tipiche e di qualità.
  • Il vino dei Colli Lucchesi Montecarlo DOC Montecarlo Lucca Il vino dei Colli Lucchesi Montecarlo DOC La strada del vino dei Colli Lucchesi raccoglie luoghi di rara bellezza, con una storia da raccontare
  • Il tartufo Toscano San Miniato Pisa Il tartufo Toscano La Toscana ha molte Zone ricche di terreni cui crescono varie specie di tartufo.
  • Degustazione olio d'oliva di Siena Siena Siena Degustazione olio d'oliva di Siena Vi proponiamo quattro itinerari suddividono la terra di Siena in aree che presentano caratteristiche affini o di particolare interesse.
  • Chianti Rufina e Pomino DOC Radda in Chianti Siena Chianti Rufina e Pomino DOC Immediatamente a est di Firenze si apre un territorio incantato quello del Chianti Rufina Docg e del Pomino Doc entrambi conosciuti e apprezzati da secoli.
  • Il vino dei colli Pisani Pisa Pisa Il vino dei colli Pisani La tradizione vinicola dei vini prodotti nelle colline Pisane ha origini antichissime. Uno dei DOC Pisani più famosi è il Montescudaio Rosso DOC
  • Strada dell'Olio dei Monti Pisani San Giuliano Terme Pisa Strada dell'Olio dei Monti Pisani la Strada dell'Olio dei Monti Pisani propone itinerari alla scoperta deii Monti Pisani è dell'olio d'oliva
  • Vino Monteregio Massa Marittima Massa Marittima Grosseto Vino Monteregio Massa Marittima Il viaggiatore della strada del vino si troverà in un ambiente naturale in cui i tratti peculiari della Toscana si sposano con le caratteristiche della selvaggia Maremma.
  • Vino nobile di Montepulciano Montepulciano Siena Vino nobile di Montepulciano Le origini del Vino Nobile di Montepulciano sono antichissime dimostrata dalla presenza di cantine perfettamente integrate nel centro storico ne è la testimonianza più evidente.
  • Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino Montalcino Siena Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino Il Brunello di Montalcino è un vino visivamente limpido, brillante, di colore granato vivace. Ha profumo intenso, persistente, ampio ed etereo.
  • Il sigaro toscano Lucca Lucca Il sigaro toscano Il Sigaro Toscano e il tabacco Kentucky: scoprire questo eccellente prodotto toscano.
  • Chocolate valley Montopoli in Val D'Arno Pisa Chocolate valley Nell'area compresa tra Pisa e Prato passando per Montopoli, Monsummano Terme ed Agliana si è identificata una vera e propria filiera di produzione artigianale e di qualità del cioccolato.
  • Olio di Siena DOP Siena Siena Olio di Siena DOP Vi proponiamo quattro itinerari suddividono la terra di Siena in aree che presentano caratteristiche affini o di particolare interesse.
  • Cantuccini di Prato Prato Prato Cantuccini di Prato Chiamati impropriamente, cantucci o cantuccini, i biscotti di Prato sono un'autentica prelibatezza della Toscana.
  • Degustazione olio extravergine d'oliva Toscano Toscana Tutta Toscana Degustazione olio extravergine d'oliva Toscano Da sempre l'olivo, assieme alla vite, caratterizza il più tipico paesaggio toscano, con la sua storia secolare che affonda le sue radici nell'età dei Comuni medievali e prosegue nel Rinascimento.
  • Strada del vino di Carmignano DOCG Carmignano Prato Strada del vino di Carmignano DOCG Il vino di Carmignano, già rinomato più di sei secoli fa, ha ottenuto la prestigiosa Denominazione di Origine Controllata e Garantita DOCG

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